Profilo psicologico della persona con obesità e il viaggio verso il cambiamento

Carissimi colleghi e pazienti curiosi, se esistesse un premio Oscar per “miglior attore non protagonista dell’obesità”, la nostra mente lo vincerebbe ogni anno.
È furba, creativa, a volte burlona… e qualche volta ci gioca dei brutti scherzi.
Ecco perché, quando affrontiamo l’obesità, non basta parlare di calorie o metabolismo: dobbiamo fare i conti anche con quei 10 cm che separano la bocca dal cervello (sì, proprio quelli!).

Le persone con obesità vivono un dialogo interno spesso complicato:

  • “Domani comincio.”
  • “Questa volta ce la faccio.”
  • “Ho fallito di nuovo.”
  • “Non ne vale la pena.”

E la mente, puntuale come le tasse, rincara la dose con i suoi trabocchetti: pensiero “tutto o niente”, catastrofismo, fame emotiva, autodisistima, rimuginio.
Un vero teatro interiore.

 

  1. La mente che mente: i principali trabocchetti psicologici

Le persone con obesità – come tutti noi, in realtà – inciampano in alcune trappole mentali tipiche:

🔹 Pensiero “tutto o niente”

“Se la dieta non è perfetta al 100%, allora tanto vale finirsi la teglia di lasagne.”
Spoiler: no, non vale.

🔹 Catastrofismo alimentare

“Ho mangiato un biscotto… addio linea per sempre!”
Tranquilli: un biscotto non ha mai ucciso nessuno (se non si è allergici).

🔹 Autosvalutazione cronica

“Non ce la farò mai… non sono capace.”
La verità? Si può sempre ricominciare: vale per la vita e per la dieta.

🔹 Ricompensa emotiva

La famosa “fame nervosa”.
Quando le emozioni bussano… la dispensa risponde.

  1. Le fasi psicologiche: dal rifiuto all’accettazione corporea

Il corpo cambia, e la mente deve inseguire.
Spesso attraversiamo tappe emotive precise:

  1. Rifiuto
    “Non sono poi così sovrappeso… è la bilancia che è rotta.”
  2. Rabbia
    “Perché proprio a me?”
  3. Contrattazione
    “Se sto attento una settimana, perdo 10 kg…”
  4. Tristezza
    Ci si sente senza speranza.
  5. Accettazione
    Non rassegnazione, ma consapevolezza: “È così. E da qui posso cambiare.”

L’accettazione corporea non significa rinunciare al miglioramento; significa volersi abbastanza bene da iniziare a curarsi davvero. Il peso non è solo sulla bilancia: è anche sul cuore

Chi soffre di obesità spesso porta sulle spalle:

  • una storia di fallimenti dietetici (o presunti tali),
  • una buona dose di vergogna corporea,
  • un rapporto complicato con il proprio corpo,
  • un’agenda emotiva fitta: stress, ansia, solitudine, frustrazione…

Molte volte il cibo diventa medicina delle emozioni, un antidoto momentaneo che però, a lungo termine, logora l’autostima.

  1. Strategie psicologiche pratiche (e con un pizzico di ironia)

  • Mettere per iscritto gli obiettivi: non “perderò 20 kg”, ma “camminerò 20 minuti”.
  • Mente curiosa, non giudicante: osservare la fame nervosa come un fenomeno, non come una colpa.
  • “Piano B alimentare”: quando arriva lo stress, avere già pronte alternative più sane (tisane, passeggiata, telefonata all’amica simpatica).
  • Premi non alimentari: un libro, un massaggio, un vestito… ma non una pizza XXL come premio della settimana.
  • Un pizzico di mindfulness… che non guasta mai Respirare, fermarsi, osservare il sapore del cibo, riconoscere le emozioni… La mindfulness aiuta a mangiare meno impulsivamente e a riconnetersi al corpo. Non serve diventare monaci tibetani: bastano 3 minuti al giorno.
  1. Dieta: non punizione ma strumento

La dieta funziona se:

  • è personalizzata,
  • è sostenibile,
  • non demonizza il cibo,
  • tiene conto delle emozioni,
  • permette qualche piacere senza sensi di colpa.

Le diete “miracolose” funzionano benissimo… per 10 giorni.
Poi arrivano frustrazione, fame e abbandono.

  1. Attività fisica: la medicina più sottovalutata

Senza fanatismi.
Basta muoversi “un po’ meglio, un po’ di più”:

  • camminata quotidiana,
  • esercizi anche leggeri per articolazioni fragili,
  • attività adattate (acquagym, cyclette, camminate lente).

L’obiettivo non è diventare atleti, ma sbloccare un metabolismo addormentato e dare una mano all’umore.

  1. Farmaci per l’obesità: né miracoli né mostri

I nuovi farmaci anti-obesità sono uno strumento prezioso quando:

  • dieta e attività fisica non bastano,
  • c’è comorbidità,
  • serve un aiuto per frenare la fame ipotalamica o l’impulso emotivo.

Non sono bacchette magiche.
Ma, con guida endocrinologica, possono:

  • migliorare il controllo della fame,
  • facilitare la perdita di peso,
  • ridurre i rischi metabolici,
  • sostenere la motivazione.
  1. Ma chi mi puo’ aiutare in questo percorso?

La persona con obesità non vive nel vuoto: vive in un contesto sociale spesso poco gentile.

 

  • FAMIGLIA

  • C’è chi cucina troppo.
  • Chi critica troppo.
  • Chi “incoraggia” gridando: “Mangia meno!”.
  • Chi minimizza.
  • Chi sabota inconsapevolmente.

Il ruolo dei familiari è cruciale: alleati o ostacoli, a seconda di come si muovono.

  • SOCIETÀ

Viviamo in un mondo pieno di cibo ovunque e di giudizio costante. Il paziente con obesità viene visto come “senza forza di volontà”, e ciò ferisce più delle calorie in eccesso. Diciamoci la verità: viviamo in una società che da un lato ci bombarda di foto ritoccate, addominali scolpiti e influencer che vivono di avocado toast… e dall’altro ci mette una pasticceria ogni 50 metri.  È come se i media ci dicessero: “Sii perfetto!” mentre la città ci sussurra: “Prendi un cornetto, ti meriti qualcosa di buono.”

Ogni settimana nasce una dieta miracolosa: quella del limone, della luna, del ghiaccio, del gatto yoga… e il risultato è che il paziente non dimagrisce, ma diventa poliglotta in lingue dietetiche.

La pressione sociale crea sensi di colpa, aspettative irrealistiche e l’illusione che il peso sia una questione di volontà, non di biologia, emozioni e contesto.  Insomma, i media fanno più “body shaming” che informazione. La buona notizia? Con un po’ di ironia, scienza e spirito critico, possiamo aiutare le persone a capire che il percorso non è imitare i modelli su Instagram, ma imparare a volersi bene nel proprio corpo reale, non in quello filtrato.

  • MEDICI

Spesso entrano nel mio studio pazienti abituati solo a chiedere farmaci per risolvere vari problemi. Mi sono fatto una analisi ed ho dedotto che spesso percepito come il “tecnico del metabolismo”, in realtà sono:

Il traduttore della biologia

Spiego al paziente che l’obesità non è pigrizia ma una malattia cronica, regolata da ormoni furbi (grelina, leptina & co.) che a volte si ribellano.

L’allenatore scientifico

Costruisco un percorso personalizzato basato su evidenze, non su mode del momento.

Lo sdrammatizzatore ufficiale

Aiuto i pazienti a capire che non sono “sbagliati”, ma intrappolati in una biologia che può essere gestita.

Il mio ruolo: metà endocrinologo, metà psicologo… totalmente umano

Lo confesso: non mi limito a misurare ormoni, glicemie e BMI.
Nel mio studio entrano persone, non diagnosi.  Per questo un po’ endocrinologo e un po’ psicologo ci sono diventato davvero: uno che ascolta la storia, capisce le emozioni, osserva il contesto familiare e sociale, e poi mette insieme il puzzle della medicina biopsicosociale – quella che cura tutto l’essere umano, non solo la sua malattia.  La mia missione è aiutare chi ho davanti a riconoscere che obesità e diabete e disfunzioni tiroidee non sono etichette identitarie, ma solocaratteristiche cliniche da gestire con serenità, competenza… e qualche sorriso.

E i medici di famiglia? La mia squadra preferita

Lavoro fianco a fianco con i Medici di Medicina Generale perché, diciamolo, sono loro che conoscono davvero i pazienti: dalla zia invadente al frigorifero troppo pieno.
La nostra alleanza permette di affrontare la complessità dell’obesità in modo coordinato, concreto e personalizzato.

Insieme accompagniamo il paziente:
i MMG fanno da “registi del quotidiano”, io porto la parte specialistica (metabolica e psicologica), e così costruiamo percorsi realmente fattibili nella vita reale — quella fatta di turni di lavoro, nipoti da prendere a scuola e tentazioni alimentari di ogni tipo.

In sintesi (con un sorriso)

Se il nutrizionista ti dice cosa mangiare, il dietista come mangiarlo, lo psicologo perché mangi, e il coach ti applaude… io mi occupo di mettere tutto insieme, aggiustare gli ormoni, smontare le paure, costruire un percorso realistico, e — quando serve — ricordarti che il cambiamento è possibile (anche di lunedì mattina).

Conclusione: la mente può mentire, ma il percorso può essere vero

Obesità significa biologia, emozioni, famiglia, società, e una buona dose di autoironia.
Significa imparare a convivere con una mente che a volte sabota e a volte sorprende.

Ma significa anche avere accanto una squadra:
Medico di Medicina Generale, psicologo, dietista ed endocrinologo che coordina e guida.

E ricordiamolo:
Non c’è cambiamento senza consapevolezza.
Non c’è cura senza gentilezza.
Non c’è dimagrimento senza squadra.

 

👥 E allora lo psicologo serve?

Sì. Punto.
Non perché la persona “sia matta”, ma perché la mente è parte della cura tanto quanto la dieta e l’esercizio fisico.

Lo psicologo esperto in disturbi dell’alimentazione e obesità aiuta a:

  • riconoscere le emozioni che guidano la fame,
  • ristrutturare i pensieri disfunzionali,
  • costruire motivazione realistica e duratura,
  • rompere il ciclo delle diete “yo-yo”,
  • imparare l’arte della gentilezza verso sé stessi (la più difficile).

🛠️  Il medico di famiglia come “allenatore mentale”

Cari colleghi MMG: non dobbiamo fare gli psicologi, ma possiamo:

  • normalizzare le difficoltà (“non sei tu che fallisci, è la malattia che è cronica e complessa”),
  • suggerire percorsi psicologici validati,
  • evitare la frase proibita: “basta mangiare meno” (pena la rivolta del paziente),
  • accompagnare con continuità, non giudizio.

Il paziente con obesità non ha bisogno di critiche, ma di una squadra.

🧘 Un pizzico di mindfulness… che non guasta mai

Respirare, fermarsi, osservare il sapore del cibo, riconoscere le emozioni…
La mindfulness aiuta a mangiare meno impulsivamente e a riconnetersi al corpo.
Non serve diventare monaci tibetani: bastano 3 minuti al giorno.

🎯 Conclusione: la mente… mente?

Sì, qualche volta.
Ma possiamo imparare a conoscerla, educarla e trasformarla da “sabotatrice” a compagna di viaggio nella cura dell’obesità.

Perché ricordiamolo:
👉 La perdita di peso parte dalla testa, non dalla bocca.

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