Quando il nostro direttore d’orchestra inizia a dirigere più lentamente.
- Non so se ci hai mai pensato. Quando una pianta ha sete, le foglie si abbassano.
- Quando un’automobile ha poco carburante, sul cruscotto compare una spia.
- Quando il cellulare sta per scaricarsi, lo schermo si oscura e si attiva il risparmio energetico.
Il cervello, invece, è molto più elegante. Non si lamenta. Non fa rumore.
Comincia semplicemente a lavorare un po’ più lentamente. In questi giorni di caldo torrido, molti pazienti entrano in ambulatorio con la stessa frase.
“Dottore… non sono più quello di una settimana fa.” Non parlano di febbre. Non parlano di dolore. Parlano di una strana stanchezza. Le parole arrivano più lentamente.
- Le decisioni richiedono più tempo.
- La memoria sembra avere piccoli vuoti.
- L’attenzione si distrae facilmente.
- La pazienza si accorcia.
E quasi tutti aggiungono la stessa domanda. “Sarà la tiroide?” “Sarà il diabete?”
“Saranno gli anni che passano?” Molte volte la risposta è molto più semplice.
Anche il cervello ha sete.
Il cervello è l’organo più “viziato” del nostro corpo
Pesa circa un chilo e mezzo. Appena il 2% del nostro peso. Eppure pretende circa il 20% dell’energia che produciamo ogni giorno. È come il direttore di una grande orchestra.
Non suona nessuno strumento. Ma se lui rallenta il gesto…tutta l’orchestra rallenta con lui.
Il cuore continua a battere. I polmoni continuano a respirare. I muscoli possono ancora muoversi. Ma la musica non è più la stessa.
Il caldo cambia la circolazione del sangue
Immaginiamo una grande città. In una giornata normale tutte le strade funzionano. Poi improvvisamente arriva una manifestazione enorme. La polizia devia il traffico.
Molte automobili vengono indirizzate altrove. Succede qualcosa di molto simile nel nostro organismo. Quando il caldo aumenta, il corpo manda una grande quantità di sangue verso la pelle. È una scelta intelligente. Serve a disperdere il calore. Serve a mantenerci vivi.
Ma contemporaneamente perdiamo acqua con il sudore. Se non reintegriamo questi liquidi, il sangue diventa meno abbondante. Il cervello continua a riceverlo. Ma con meno generosità. Ed è proprio in quel momento che decide di fare una cosa straordinaria.
Entra in modalità risparmio
Non è una malattia. È un capolavoro della fisiologia. Come un computer portatile quando la batteria scende sotto il 20%. Lo schermo riduce la luminosità. Il processore rallenta.
Le funzioni non indispensabili vengono limitate. Non perché il computer sia rotto.
Ma perché vuole continuare a funzionare il più a lungo possibile. Anche il cervello fa qualcosa di molto simile. Riduce le prestazioni prima ancora che arrivino i danni.
E noi percepiamo:
- stanchezza;
- difficoltà di concentrazione;
- irritabilità;
- sonnolenza;
- piccoli vuoti di memoria;
- minore capacità decisionale.
In realtà non sta cedendo.
Si sta proteggendo.
C’è un particolare che mi affascina da sempre
Ogni giorno vedo persone preoccuparsi perché pensano di avere una malattia importante.
E molte volte faccio loro una domanda soltanto. “Quanta acqua ha bevuto oggi?”
Spesso la risposta arriva con un sorriso. “Forse troppo poca…”
Ed è sorprendente osservare come, nelle ore successive, il cervello riprenda lentamente il suo ritmo naturale.
Chi deve fare ancora più attenzione?
- Gli anziani.
- Le persone con diabete.
- Chi soffre di obesità.
- Chi assume diuretici.
- Chi ha una pressione bassa.
In queste situazioni il cervello dispone di un margine di sicurezza più ridotto. Per questo non bisogna aspettare di avere sete. Quando compare la sete, il nostro organismo ci sta già dicendo che è arrivato il momento di recuperare ciò che abbiamo perso.
Il messaggio che vorrei lasciarvi
Ogni estate ci preoccupiamo dell’automobile. Controlliamo il livello dell’olio.
Il liquido del radiatore. La pressione delle gomme. Facciamo il pieno prima di partire.
Poi affrontiamo giornate a 36 o 38 gradi dimenticando il motore più prezioso che possediamo.
Il cervello.
Lui non chiede benzina. Non chiede manutenzione complicata. Chiede acqua. Ossigeno.
Riposo. E qualche minuto all’ombra quando il sole diventa troppo severo.
Il pensiero finale
Dottore, ormai alla mia età…” oggi gli rispondo quasi sempre allo stesso modo.
“L’età cambia il metabolismo. Non lo spegne. Il nostro compito non è tornare ad avere quarant’anni. È permettere al nostro organismo di esprimere il meglio dell’età che stiamo vivendo.” È questa, in fondo, la vera medicina del metabolismo.
- Nella mia professione ho imparato una lezione che continua a sorprendermi.
- Il nostro organismo non è costruito per punirci. È costruito per proteggerci.
- Prima di ammalarsi, cerca sempre di parlarci. Lo fa con piccoli segnali.
- Un po’ di stanchezza. Un po’ di sonnolenza. Una memoria meno brillante.
Una concentrazione che vacilla. Ascoltare questi segnali significa fare la più autentica prevenzione. Perché la salute non è soltanto curare una malattia quando arriva.
È riconoscere, con umiltà, il linguaggio silenzioso con cui il nostro corpo ci accompagna ogni giorno.
Con affetto,
Dr. Roberto Mingardi


chiarezza assoluta…..grazie Roberto