Meno Attese, Più Cura
C’è una scena che non si dimentica. Una paziente diabetica entra in ambulatorio oculistico dopo due anni di attesa. L’oculista la richiama: “Signora, questi controlli andrebbero fatti ogni due anni.” Lei tira fuori la prenotazione. Di due anni prima.
“Dottore, io non mi sono dimenticata. È il sistema che non mi ha fatto entrare.”
- Un’altra scena. Una paziente deve cambiare medico di famiglia. Prova con il CUP. Niente.
Riprova. Niente. Va allo sportello. Cinque minuti: tutto risolto. - Chiede perché.
Risposta semplice: “Il call center non è qui. È a Macerata.” E in quella distanza c’è tutto.
Quando La Distanza Diventa Disconnessione
Se le prenotazioni vengono gestite lontano dal territorio, da persone che non conoscono:
- i medici
- le dinamiche locali
- le reali disponibilità
- le priorità cliniche
ma devono semplicemente riempire “caselle” su uno schermo, allora qualcosa si rompe.
Non è più organizzazione. È astrazione della cura. Il paziente diventa un codice.
La visita una “tacca” da inserire. Il percorso una sequenza automatica. E così la burocrazia, nata per semplificare, finisce per allontanare.
Quando Il Tempo Diventa Un Ostacolo
Siamo abituati a pensare alla medicina come a una sequenza lineare: sintomo → visita → diagnosi → cura. Ma oggi, tra il paziente e la cura, si è inserito un nuovo protagonista:
il tempo dell’attesa.
Non il tempo fisiologico della malattia. Non il tempo necessario per capire. Ma un tempo “vuoto”, fatto di liste, rinvii, agende sature, percorsi frammentati. E così accade qualcosa di paradossale: la medicina sa fare sempre di più, ma riesce a raggiungere sempre meno persone nei tempi giusti.
Una Domanda Scomoda
Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda semplice, ma scomoda:
A chi appartiene oggi il tempo della medicina? Al paziente? Al medico?
O al sistema? Perché se una persona aspetta due anni per una visita necessaria,
o non riesce nemmeno a cambiare il proprio medico, non siamo più di fronte a un problema organizzativo. Siamo di fronte a un problema culturale.
E I Medici?
C’è un’altra fatica, più silenziosa. Quella dei medici di medicina generale.
Non è solo il carico di pazienti. È il peso di:
- budget da rispettare
- controlli su farmaci e prescrizioni
- procedure sempre più strette
Qualche sera fa, parlando con colleghi, la frase era una sola: “Non vediamo l’ora di andare in pensione.” Quando chi dovrebbe essere il primo riferimento del paziente perde entusiasmo, non è un problema individuale. È il sistema che si sta consumando dall’interno.
Il Tempo Invisibile Della Cura
Esiste un tempo che non si misura nei minuti delle agende. È il tempo che fa davvero la differenza. È il tempo in cui:
- un paziente racconta qualcosa che non aveva mai detto
- un medico coglie un dettaglio che cambia la diagnosi
- una terapia viene accettata perché è stata compresa
Questo è il tempo della relazione. Ed è il vero motore della medicina.
Eppure, è proprio questo tempo che rischia di essere sacrificato, schiacciato tra:
- burocrazia crescente
- sistemi informatici complessi
- procedure pensate per controllare più che per curare
Ricostruire Il Percorso, Non Solo La Prestazione
Negli ultimi anni si parla molto di innovazione:
- digitalizzazione
- telemedicina
- integrazione dei dati
Tutto giusto. Tutto necessario. Ma c’è un rischio sottile: confondere la modernità con la complessità. La vera innovazione non è aggiungere passaggi. È togliere ostacoli.
Una buona sanità non è quella che offre più prestazioni. È quella che costruisce percorsi semplici, accessibili, continui. Dove il paziente non deve difendersi dal sistema, ma può finalmente affidarsi.
Il Futuro Non È Lontano: È Una Scelta
Il futuro della medicina non dipende solo da nuovi farmaci o nuove tecnologie. Dipende da una decisione più profonda: decidere cosa conta davvero. Perché una burocrazia che non conosce le persone, che non ascolta i territori, che misura solo numeri e non percorsi, non è neutra. Allontana. E lentamente, consuma la fiducia.
Che Medicina Vogliamo
- La tecnologia può aiutare.
- L’organizzazione può migliorare.
Ma la Vera Scelta è Un’altra: Restituire Tempo alla Cura.
- Tempo per arrivare.
- Tempo per essere ascoltati.
- Tempo per decidere insieme.
Alla Fine
Alla fine, non restano le pratiche. Restano le persone che siamo riusciti a incontrare. E quelle che non sono mai arrivate. Perché oggi il problema non è solo curare meglio. È non perdere i pazienti prima ancora di vederli.


Parole sante …E’ proprio cosi’ ma soprattutto e’ fondamentale che i pazienti non siano considerati come dei numeri ma come delle persone che hanno bisogno di interagire sempre di piu’ con chi li cura , che hanno bisogno di avere ancora fiducia nella sanita’ e nelle persone che li prendono in carico
Carissimo dottore è più di 15 anni che noi due ogni tanto ci incontriamo e parliamo insieme non come medico e paziente ma come amici. Purtroppo non mi è più possibile avere da te il piano terapeutico relativo al mio tipo di diabete e quindi sono stato “costretto” a rivolgermi alle strutture pubbliche ed ho scelto Arzignano per la miglor organizzazione e la precisione nelle visite effettuate. I diabetologi presenti sono bravi e prepararati, ma manca quel rapporto di fiducia medico-paziente che con te da subito si era instaurato e che mi ha permesso di affrontare meglio la malattia e di migliorare il mio approccio con le cure personalizzando ed adattando sia ai nuovi ritrovati medici che alle situazioni che il tempo ha plasmato sia in positivo che in negatovo. I diabetologi che mi seguono ogni volta sono diversi, sono giovani con entusiasmo e con tante idee, ma sono frenati dai limiti sia burocratici che dai paletti farmacologici che la Regione Veneto continua a mettere a freno della spesa sanitaria. Si entra in un mondo asettico dove il paziente è un numero, e dove ti cambiano tipo di insulina, aghi pper la penna, sensori per il controllo, senza fornirti alcuna spiegazione e ritrovandoti con nuove problematiche di adattamento cui non eri più abituato senza ahimè avere alcun supporto da parte loro per i problemi pratici che questo comporta a me paziente pluriparologico che attraverso te e i tuoi consigli avevo la possibilità di avere. Tutto qua Roberto ci si arrabatta nel cercare la soluzuone migliore combattendo contro una cieca burocrazia votata non alla salute del paziente, ma al risparmio della spesa. Un saluto ed un abbraccio Antonio.
quasi un anno fa ,di persona, ho presentato la richiesta medica x una “coronarografia”…ad oggi non sono stato ancora chiamato..
..nel frattempo l’ho fatta al San Donato di Milano..
Renato Basso