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	<title>Dottor Roberto Mingardi</title>
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	<description>Cura e Consulenza Medica per Diabete e Tiroide in Veneto</description>
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	<title>Dottor Roberto Mingardi</title>
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		<title>Santiago una prescrizione lunga quasi ottocento chilometri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 15:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il viaggio della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/santiago-una-prescrizione-lunga-quasi-ottocento-chilometri/">Santiago una prescrizione lunga quasi ottocento chilometri</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il cammino del corpo e quello più silenzioso dentro di noi</strong></span></h2>
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	<p style="font-weight: 400;">Mancano ormai pochi giorni alla partenza. Lo zaino è aperto sul letto e, intorno, si è formato quel piccolo disordine che precede ogni viaggio importante: magliette tecniche, calze, cerotti, farmaci, un pile, il guscio per la pioggia, gli occhiali, la borraccia. Poi ci sono gli oggetti che sembrano indispensabili e che, probabilmente, resteranno a casa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Prendo in mano ogni cosa e mi faccio sempre la stessa domanda: &#8220;Mi servirà davvero?&#8221;</p>
<p style="font-weight: 400;">Sul Cammino ogni oggetto ha un peso preciso. Ciò che a casa sembra leggero, dopo molti chilometri può diventare insopportabile. Si impara presto che partire significa anche scegliere: decidere che cosa portare con sé e che cosa avere il coraggio di lasciare.</p>
<p style="font-weight: 400;">E mentre guardo quello zaino penso che anche noi, nella vita, camminiamo portando pesi che non si vedono: una diagnosi, un dolore che dura, la paura di peggiorare, una perdita, un senso di colpa, una solitudine che non abbiamo mai raccontato a nessuno. Ci sono zaini che nessuna bilancia riesce a pesare.</p>
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	<h2><span style="color: #2cbf00;">Non parto da invulnerabile</span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Tra pochi giorni metterò lo zaino sulle spalle e partirò verso Santiago. Non parto da atleta e neppure da pellegrino invincibile. Parto a sessantotto anni, dopo che anche il mio corpo mi ha ricordato, più di una volta, che siamo creature fragili e che i nostri programmi possono cambiare improvvisamente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non credo sia necessario trasformare questa newsletter nella cronaca delle mie malattie. Ma non voglio nemmeno nasconderle, perché sono state proprio la fragilità, la convalescenza e il dolore a insegnarmi qualcosa che, forse, sui libri di medicina avevo letto senza comprenderlo fino in fondo: essere malati non significa smettere di essere vivi.</p>
<p style="font-weight: 400;">La malattia può cambiare il nostro passo. Può costringerci a fermarci, a chiedere aiuto, a rinunciare a una parte del percorso. Ma non dovrebbe avere il diritto di pronunciare l&#8217;ultima parola sulla nostra dignità, sui nostri affetti e sulla possibilità di provare ancora gratitudine e meraviglia.</p>
</div>




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<h2 class="CitazioneMingardi"><span style="color: #2cbf00;">La fragilità non è il contrario della forza</span></h2>
<h3 class="CitazioneMingardi">È il punto dal quale può nascere una forza più umana, meno rumorosa e più vera</h3>
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	<p>Il cammino più lungo è quello dentro di noi. Il Cammino di Santiago attraversa boschi, pianure, salite, paesi e silenzi. Ma il sentiero più impegnativo non è sempre quello sotto i piedi. A volte è quello che si apre dentro di noi quando il rumore delle giornate si attenua e non possiamo più evitare le domande che ci accompagnano da tempo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Che cosa sto cercando? Che cosa temo di perdere? Quali pesi continuo a portare anche se non mi servono più? Che rapporto ho con il mio corpo, soprattutto quando non risponde come vorrei? Riesco ancora a riconoscere la bellezza oppure guardo soltanto ciò che mi manca?</p>
<p style="font-weight: 400;">Camminare non risolve magicamente queste domande. Non cancella il dolore e non guarisce ogni malattia. Ma crea uno spazio interiore nel quale possiamo ascoltarle senza fuggire. Il passo ripetuto, il respiro, la fatica e il silenzio ridimensionano molte urgenze e ci riportano all&#8217;essenziale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per chi crede, il Cammino può diventare anche preghiera. Non necessariamente una preghiera fatta di molte parole, ma quella che nasce quando ci si scopre piccoli davanti alla strada, al cielo e alla propria fragilità. Una preghiera che non pretende sempre una guarigione, ma domanda la forza di abitare con fiducia anche ciò che non possiamo cambiare.</p>
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	<h2><span style="color: #2cbf00;">La salute perfetta non è la meta</span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Noi medici siamo abituati a inseguire valori ideali: una glicemia migliore, una pressione più bassa, un peso più adeguato, un dolore controllato. È giusto farlo. Curare significa prevenire, correggere e utilizzare bene tutte le possibilità che la medicina ci offre.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma esiste un rischio: far credere alle persone che la serenità potrà cominciare soltanto quando tutti gli esami saranno perfetti, il dolore sarà scomparso e il corpo tornerà quello di molti anni fa. Per molti pazienti quel giorno non arriverà. Eppure la loro vita non può restare sospesa in attesa di una perfezione biologica.</p>
<p style="font-weight: 400;">La salute non è soltanto assenza di malattia. È anche conoscenza del proprio corpo, capacità di adattarsi, libertà di chiedere aiuto, possibilità di mantenere relazioni, interessi e speranza. È imparare a distinguere ciò che possiamo cambiare da ciò che dobbiamo accogliere, senza confondere l&#8217;accettazione con la resa.</p>
</div>




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	<h2><span style="color: #2cbf00;">Accettare un limite non significa arrendersi</span></h2>
<h3>Significa smettere di combattere contro se stessi e usare le proprie energie per continuare a vivere</h3>
</div>




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	<h2><span style="color: #2cbf00;">Ai miei pazienti</span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Vorrei dirvi questo: voi non siete la vostra glicemia, il vostro peso, la vostra pressione, la vostra cartella clinica. Non siete nemmeno la diagnosi che vi ha spaventato o il farmaco che dovete assumere ogni giorno. Siete persone intere, con un corpo da curare ma anche con una storia, degli affetti, delle ferite e dei desideri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non aspettate il giorno in cui avrete più tempo, meno dolore, meno problemi e una motivazione perfetta. Quel giorno potrebbe non arrivare. Cominciate dal passo che oggi vi è possibile, anche se è piccolo. Per qualcuno saranno dieci minuti a piedi; per un altro sarà alzarsi più spesso dalla sedia, uscire di casa, accettare una fisioterapia, chiedere aiuto o tornare a incontrare qualcuno.</p>
<p style="font-weight: 400;">I farmaci possono essere indispensabili, ma nessuna compressa può camminare al posto vostro. Allo stesso tempo, non colpevolizzatevi se il vostro passo è più lento di quello degli altri. Il corpo non è un esame da superare e la malattia non è una colpa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non vi chiedo di diventare atleti. Vi chiedo di non rinunciare, prima ancora di averlo cercato, a quel piccolo spazio di vita che la malattia non è riuscita a portarvi via.</p>
</div>




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	<h2><span style="color: #2cbf00;">Ai colleghi medici</span></h2>
<p style="font-weight: 400;">A noi medici il Cammino ricorda una responsabilità: non basta indicare la meta. Dobbiamo aiutare ogni persona a trovare il proprio passo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Scrivere sul referto &#8220;si consiglia attività fisica&#8221; è corretto, ma spesso insufficiente. Se consideriamo il movimento una terapia, dobbiamo prescriverlo con realismo: partire dalla storia del paziente, dal dolore, dalla paura di cadere, dalle sue possibilità economiche, dal tempo disponibile e persino dal quartiere in cui vive.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma c&#8217;è qualcosa di ancora più importante. Un buon medico non cura soltanto ciò che deve essere corretto: sa riconoscere anche ciò che, nonostante la malattia, è rimasto sano. Restituisce al paziente la percezione delle sue risorse. Non promette l&#8217;impossibile, ma non spegne la speranza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro una glicata troppo alta può esserci una persona che ha smesso di credere in se stessa. Dietro un aumento di peso può esserci un lutto, una depressione, una solitudine. Dietro una terapia non seguita può esserci non soltanto disobbedienza, ma paura, stanchezza o una cura diventata troppo pesante da portare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Forse, prima di aggiungere l&#8217;ennesima prescrizione, dovremmo domandare: &#8220;Qual è il peso più grande che sta portando in questo momento? E quale passo sente davvero possibile?&#8221;</p>
</div>




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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Curare significa talvolta guarire</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Più spesso significa accompagnare, alleviare e impedire che una persona si senta sola dentro la propria fragilità.</p>
<h3>Un patto sul cammino</h3>
<p style="font-weight: 400;">La strada verso Santiago è lunga quasi ottocento chilometri, ma nessuno la percorre tutta in un unico passo. Anche la cura funziona così.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il medico non può camminare al posto del paziente. Il paziente, però, non dovrebbe essere lasciato solo davanti a una prescrizione generica e a una montagna che gli sembra impossibile. Il medico indica una direzione, valuta i rischi, propone un inizio possibile e accompagna. Il paziente mette le scarpe, accetta la fatica e prova a compiere il proprio passo. Poi, insieme, guardano la strada e, se necessario, cambiano percorso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Io medico non mi limiterò a dirti che devi cambiare. Cercherò di capire da dove parti, che cosa ti fa paura e quale passo puoi sostenere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Io paziente non aspetterò di sentirmi perfettamente pronto. Proverò a prendermi cura di me senza vergognarmi dei miei limiti e senza confrontare il mio passo con quello degli altri.</p>
<h2><span style="color: #2cbf00;">Un raggio di sole</span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Sul Cammino ci saranno certamente pioggia, vento, stanchezza e qualche mattina nella quale le gambe non avranno voglia di ripartire. Ma so che, prima o poi, tra le nuvole si aprirà uno spazio e un raggio di sole illuminerà il sentiero.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quel raggio non avrà cancellato la salita. Non avrà guarito il dolore e non avrà accorciato la strada. Avrà fatto qualcosa di più semplice: mi avrà mostrato dove appoggiare il piede per il passo successivo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Forse la speranza è proprio questo. Non la certezza che tutto andrà come desideriamo, ma una luce sufficiente per continuare. La meta non è possedere una salute perfetta. La meta è conoscere il nostro corpo, prendercene cura e imparare ad abitare con serenità anche la parte fragile della nostra vita.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando arriverò a Santiago, se Dio vorrà, non credo che troverò un uomo diverso da quello che è partito. Spero però di trovare un uomo un po&#8217; più consapevole, più riconoscente e meno impaurito dai propri limiti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché il vero miracolo del Cammino non è arrivare senza ferite. È scoprire che, anche con le nostre ferite, possiamo ancora andare incontro alla luce.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Prima di salutarci, vorrei lasciarvi tre domande:</strong></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Quale peso invisibile state portando nel vostro zaino?</li>
<li style="font-weight: 400;">Quale limite avete bisogno di accogliere senza viverlo come una sconfitta?</li>
<li style="font-weight: 400;">Qual è il piccolo passo possibile che potete compiere oggi?</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Buon Cammino a tutti noi.</strong></span></p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
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		<title>Vieni Tu Con Me: quarant’anni di diabete, quarant’anni di vita e di libertà</title>
		<link>https://robertomingardi.com/vieni-tu-con-me-quarantanni-di-diabete/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura del Diabete]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/vieni-tu-con-me-quarantanni-di-diabete/">Vieni Tu Con Me: quarant’anni di diabete, quarant’anni di vita e di libertà</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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	<p class="isSelectedEnd">Su un foglio ormai ingiallito dell’Ospedale di Vicenza c’è una diagnosi scritta a mano:</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>“Diabete mellito tipo 1.”</strong> Pietro era stato ricoverato il 2 settembre. Due settimane dopo tornava a casa con quella diagnosi che, da quel momento, lo avrebbe accompagnato ogni giorno della sua vita. Quarant’anni fa il diabete tipo 1 era molto diverso da quello che conosciamo oggi.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non esistevano sensori che leggono continuamente il glucosio. Non c’erano frecce che indicavano dove stava andando la glicemia, allarmi sul telefono, sistemi integrati. Controllarsi significava pungersi le dita, una volta, poi due, poi molte volte al giorno. Anche nove, quando serviva. L’insulina c’era, naturalmente. Ma gli strumenti erano lontanissimi da quelli di oggi.</p>
<p>Pietro non poteva sapere cosa gli avrebbe riservato il futuro. Ma sembra che avesse già deciso una cosa. <strong>Il diabete avrebbe fatto parte della sua vita. Non sarebbe diventato la sua vita.</strong></p>
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	<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Un mese dopo entrò in una grotta</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Poco dopo la diagnosi Pietro si iscrisse a un corso di speleologia. A pensarci oggi, è un&#8217;immagine meravigliosa. Aveva appena scoperto di avere una malattia che gli avrebbe imposto regole, controlli e attenzioni per tutta la vita e lui, invece di restringere il proprio orizzonte, scelse di infilarsi dentro una montagna.</p>
<p class="isSelectedEnd">Era quasi una risposta al diabete: <strong>“D’accordo. Da oggi vieni tu con me.”</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">E il diabete andò con lui. Nelle grotte. Sui sentieri. Sulle montagne. Pietro fece sport, speleologia, esplorazioni. E poi alzò ancora lo sguardo.</p>
<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Fino al Kilimanjaro e all’Himalaya</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Arrivò a partecipare a due spedizioni alpinistico-scientifiche dell’Università di Padova, nel 2001 sul Kilimanjaro e nel 2002 sul <strong>Cho Oyu</strong> (Tibet), <strong>la sesta montagna più elevata della terra</strong>. Pietro arrivò fino al campo uno, posto a <strong>6.300 metri di quota</strong>. Alla fine dovette fermarsi a causa di un malore dovuto a un’apnea notturna (non diagnosticata in precedenza) aggravata dall’ipossia d&#8217;alta quota. Vale la pena dirlo ancora una volta: <strong>a fermarlo non fu il diabete.</strong>Naturalmente questa non è un&#8217;esortazione a ignorare i rischi. È esattamente il contrario. Pietro poteva fare quelle cose perché aveva imparato a conoscere il proprio diabete, a prepararsi, a controllarsi e ad adattare terapia, alimentazione e attività fisica alle circostanze. Questa è una delle lezioni più belle che mi ha insegnato.</p>
<p><strong>La prudenza non è il contrario della libertà. È ciò che permette alla libertà di durare.</strong></p>
</div>




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	<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Nel frattempo, sul tavolo cambiava il mondo</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">C&#8217;è una fotografia bellissima pubblicata da Pietro. Su un tavolo di legno ha disposto gli strumenti che lo hanno accompagnato negli anni: glucometri, pungidito, penne da insulina, aghi, sensori. Sembra quasi un piccolo museo della diabetologia. E in effetti lo è.</p>
<p class="isSelectedEnd">In quarant&#8217;anni abbiamo assistito a una rivoluzione. Abbiamo avuto insuline sempre più fisiologiche, penne più precise, aghi sempre più piccoli, glucometri più rapidi e affidabili.</p>
<p>Poi sono arrivati i sensori. E per Pietro iniziò un altro capitolo.</p>
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	<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>2015: quel piccolo disco sul braccio</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Nel 2015 Pietro fu <strong>il primo dei miei pazienti a utilizzare il FreeStyle Libre</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Conoscendolo, naturalmente, non poteva limitarsi a provarlo comodamente seduto sul divano. Lo portò nei suoi frequenti viaggi per il mondo, nei deserti, nei mari, sulle montagne e tra popoli lontani e sperduti. Misurarsi la glicemia davanti a Masai, Inuit, Tuareg, ecc. diventò un modo per incuriosire ed entrare in contatto con etnie diverse, superando così ostacoli linguistici e barriere culturali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Fino ad allora conoscere la glicemia significava fermarsi, prendere il glucometro, preparare la lancetta, pungersi un dito e utilizzare una striscia reattiva. E ripetere l&#8217;operazione più volte durante la giornata.</p>
<p class="isSelectedEnd">Improvvisamente quel piccolo sensore permetteva di conoscere il glucosio rapidamente e, soprattutto, di comprenderne l&#8217;andamento. Non avevamo più soltanto una fotografia.</p>
<p class="isSelectedEnd">Cominciavamo a vedere <strong>il film della glicemia</strong>. Per un medico era una rivoluzione tecnologica.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per Pietro significava qualcosa di ancora più importante: <strong>una maggiore libertà.</strong></p>
<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Poi decise di volare</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Perché fermarsi alle montagne e alle grotte? Pietro provò anche il parapendio.</p>
<p class="isSelectedEnd">C&#8217;è una fotografia che lo ritrae sospeso sopra le montagne, sorridente. Guardandola ho pensato che forse quella fotografia racconta meglio di tante lezioni universitarie ciò che dovrebbe essere la buona diabetologia. Il nostro compito non è soltanto abbassare una glicemia. Non curiamo un&#8217;emoglobina glicata. <strong>Curiamo una persona.</strong></p>
<p>E quella persona deve poter studiare, lavorare, innamorarsi, avere figli, correre, viaggiare, entrare in una grotta, salire su una montagna. E, qualche volta, perfino volare.</p>
</div>




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	<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Quarant’anni dopo</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Qualche giorno fa Pietro ha ricordato sui social i suoi quarant&#8217;anni di diabete.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ha raccontato la diagnosi, i viaggi, lo sport, il progresso della tecnologia, le sue molteplici avventure che lo hanno portato ad attraversare deserti in solitaria, scalare montagne, discendere i torrenti (Canyoning), esplorare grotte, buttarsi col paracadute e con l’elastico (Bungee Jumping).</p>
<p class="isSelectedEnd">Sempre spinto da un’incontenibile curiosità e costantemente concentrato a far sì che il suo diabete fosse un compagno di viaggio, con cui a volte si litiga ma poi si fa pace, con cui si programmano tutti i dettagli prima di ogni partenza, esercitando una sorta di memoria predittiva su ciò che può accadere: la prima cosa da ricordare quando ci si prepara lo zaino è il conteggio, sulla base dei giorni di durata del viaggio, dei sensori, delle striscette reattive, degli snack per le ipoglicemie (soprattutto durante le avventure in tenda in luoghi isolati come deserti o montagne lontane dalla civiltà), avendo la precauzione di avere sempre con sé un lettore in più, pile di ricambio e di calcolare il fabbisogno di tutto per almeno una settimana in più rispetto alla durata prevista.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ignorare il compagno di viaggio significa avere un nemico nascosto nello zaino che può diventare molto pericoloso; conoscerlo è l’unica strada per mantenere con lui un buon rapporto duraturo nel tempo.</p>
</div>




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	<p class="isSelectedEnd">Alla fine ha pubblicato la fotografia di alcuni fiori arancioni</p>
<p class="isSelectedEnd">Sopra ha scritto:</p>
<p class="isSelectedEnd">Confesso che mi sono commosso. Quarant&#8217;anni sono una parte enorme della vita di una persona. Ma, caro Pietro, devo correggere una cosa. <strong>Non sono stato soltanto io al tuo fianco.</strong> Anche tu sei stato al mio.</p>
<p> </p>
</div>




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	<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Quello che un paziente può insegnare al proprio medico</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Quando iniziai a occuparmi di diabete pensavo, naturalmente, che sarebbe stato il medico a insegnare al paziente. Con gli anni ho capito che la strada funziona in entrambe le direzioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Pietro mi ha insegnato che una glicemia perfetta non basta se per ottenerla abbiamo costruito una prigione intorno alla persona. Mi ha insegnato che la tecnologia ha senso quando restituisce tempo, serenità e autonomia. Mi ha insegnato che attività fisica e diabete non sono nemici, purché ci siano conoscenza, preparazione e responsabilità.</p>
<p class="isSelectedEnd">E soprattutto mi ha ricordato una cosa che cerco ancora oggi di non dimenticare quando entra qualcuno nel mio ambulatorio: <strong>davanti a me non c&#8217;è un diabetico.</strong><br />
<strong>C&#8217;è una persona che ha il diabete.</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">La differenza sembra piccola. In realtà contiene un&#8217;intera filosofia della medicina.</p>
<h2 class="isSelectedEnd"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Una diagnosi non è una sentenza</strong></span></h2>
<p class="isSelectedEnd">Penso spesso al giovane Pietro che, nel settembre del 1986, usciva dall&#8217;Ospedale di Vicenza con quel foglio in mano.</p>
<ul>
<li class="isSelectedEnd">Se potessimo tornare indietro e incontrarlo sulla porta dell&#8217;ospedale, cosa gli diremmo?</li>
<li class="isSelectedEnd">Forse questo: <em>Avrai giorni facili e giorni difficili. Dovrai fare migliaia di iniezioni e controlli.</em></li>
</ul>
<p class="isSelectedEnd"><em>Dovrai imparare continuamente. La medicina cambierà. Gli strumenti che oggi sembrano modernissimi un giorno finiranno fotografati sopra un tavolo come pezzi di archeologia.</em></p>
<ul>
<li class="isSelectedEnd"><em>Ma tu farai una cosa ancora più importante. </em><strong><em>Vivrai.</em></strong></li>
<li class="isSelectedEnd">Entrerai nelle grotte. Salirai sulle montagne. Arriverai sull&#8217;Himalaya.</li>
<li class="isSelectedEnd">E un giorno ti ritroverai sospeso sotto un parapendio, con una montagna sotto i piedi e il cielo davanti. Quarant&#8217;anni dopo avrai ancora il diabete.</li>
</ul>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Ma avrai avuto anche quarant&#8217;anni di vita.</strong> Ed è questa, alla fine, la misura più importante del nostro lavoro.</p>
<p class="isSelectedEnd">C’è poi un dato che, da diabetologo, considero straordinariamente importante.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Dopo quarant’anni di diabete tipo 1, Pietro non presenta complicanze legate alla malattia.</strong> Quarant’anni di insulina, controlli, attività fisica, adattamenti e attenzione quotidiana non gli hanno impedito di costruire una vita piena. Al contrario, oggi Pietro continua a vivere serenamente, con il suo lavoro, la sua famiglia, i suoi affetti e le sue passioni. Non è una medaglia e non deve diventare un confronto con chi, nonostante ogni attenzione, sviluppa complicanze. Il diabete non distribuisce sempre le carte nello stesso modo. Ma la storia di Pietro porta con sé un messaggio potente, soprattutto per chi riceve oggi una diagnosi di diabete tipo 1: Quarant’anni di diabete non significano necessariamente quarant’anni di malattia. Possono essere, prima di tutto, quarant’anni di vita.</p>
<p class="isSelectedEnd">E forse è proprio questo il successo più grande. Non essere arrivato più in alto di altri.<br />
Non essere entrato nella grotta più profonda. Non aver volato più lontano.</p>
<p class="isSelectedEnd">Essere arrivato fin qui, dopo quarant’anni, senza complicanze, con una famiglia, un lavoro, dei progetti e ancora una gran voglia di vivere.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Grazie, Pietro.</strong> Per la fiducia. Per il coraggio. Per la curiosità. Per tutte le volte in cui hai trasformato un limite in una domanda: <strong>“Perché non provare?”</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">Quarant&#8217;anni fa, su quel foglio, qualcuno scrisse: <strong>“Diabete mellito tipo 1.”</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">Per fortuna nessuno aggiunse: <strong>“Fine dei sogni.”</strong> Quelli, caro Pietro, non sei mai riuscito a farteli prescrivere da nessuno.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Roberto Mingardi</strong><br />
<em>Endocrinologo e diabetologo</em></p>
<p>❤️</p>
</div>




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	</div> 
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/vieni-tu-con-me-quarantanni-di-diabete/">Vieni Tu Con Me: quarant’anni di diabete, quarant’anni di vita e di libertà</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<title>Non basta vivere più a lungo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 13:16:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute e Qualità della Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/non-basta-vivere-piu-a-lungo/">Non basta vivere più a lungo</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>La medicina della longevità comincia molto prima della vecchiaia</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">L’Italia sta invecchiando. Lo leggiamo nei giornali, lo sentiamo nei dibattiti, lo vediamo nei numeri. Sempre meno giovani, sempre più persone sopra i 65, 75, 85 anni. Ma fermiamoci un momento.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Essere diventati un paese di anziani non è, di per sé, una cattiva notizia.</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">È anche il risultato di una delle più grandi conquiste della medicina: abbiamo imparato a curare malattie che un tempo uccidevano, controlliamo meglio il diabete, la pressione, il colesterolo, operiamo il cuore a età impensabili soltanto pochi decenni fa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Abbiamo aggiunto anni alla vita. Adesso viene la parte più difficile: <strong>Dobbiamo aggiungere vita agli anni.</strong></p>
</div>




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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>La carta d’identità conta. Ma non racconta tutto</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Conosco persone di 75 anni che camminano, viaggiano, leggono, lavorano, coltivano interessi e fanno progetti. E conosco persone molto più giovani che hanno già perso una parte importante della propria autonomia. Perché? Perché esistono almeno due età.</p>
<p style="font-weight: 400;">C’è <strong>l’età anagrafica</strong>, quella scritta sulla carta d’identità. E poi c’è una sorta di <strong>età biologica</strong>, molto più complessa, che racconta come stanno realmente il nostro cuore, i nostri vasi, i muscoli, le ossa, il cervello e il metabolismo.</p>
<p style="font-weight: 400;">La prima non possiamo modificarla. <strong>Sulla seconda, invece, possiamo lavorare.</strong></p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il metabolismo non sa quanti anni abbiamo</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Il nostro organismo non conosce la data della pensione. Il muscolo non sa che abbiamo compiuto 70 anni. L’osso non legge la carta d’identità. Il pancreas non conosce l’anno di nascita. La tiroide non sa se siamo nonni. Il nostro corpo continua, ogni giorno, a rispondere agli stessi segnali: movimento, alimentazione, sonno, ormoni, stress, relazioni, malattie e farmaci. Ecco perché non mi piace molto la frase: <strong>“dottore, alla mia età è normale…”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Dipende. È normale che il corpo cambi con il passare degli anni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è necessariamente normale smettere di camminare bene, perdere rapidamente muscolo, diventare progressivamente sedentari, ingrassare nell’addome, dormire male e considerare inevitabile ogni perdita di autonomia. Invecchiare è fisiologico.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Lasciarsi invecchiare senza reagire è un’altra cosa.</strong></p>
</div>




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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il nostro vero capitale? Il muscolo</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Per molti anni abbiamo guardato soprattutto la bilancia. Oggi sappiamo che, con l’avanzare dell’età, dobbiamo guardare con grande attenzione anche ciò che la bilancia non ci racconta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quanto muscolo abbiamo? La perdita progressiva di massa e soprattutto di forza muscolare, la sarcopenia, è uno dei grandi nemici della longevità in salute. Il muscolo non serve soltanto per avere gambe forti. È un vero <strong>organo metabolico</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Aiuta a utilizzare il glucosio, sostiene l’equilibrio e la mobilità, protegge dalle cadute, contribuisce al mantenimento dell’autonomia e permette una migliore risposta dell’organismo durante una malattia o un ricovero. Per questo, dopo una certa età, perdere peso senza preoccuparsi di <strong>che cosa stiamo perdendo</strong> può essere un errore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dimagrire perdendo grasso è utile. Dimagrire perdendo soprattutto muscolo può renderci più fragili. La bilancia dice quanti chili abbiamo perso. <strong>Le nostre gambe ci diranno come stiamo invecchiando.</strong></p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il metabolismo invecchia con noi</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Con gli anni cambiano la composizione corporea, la sensibilità all’insulina, il metabolismo energetico e spesso anche le nostre abitudini. Ci muoviamo meno. Perdiamo muscolo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Aumenta più facilmente il grasso viscerale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ed ecco comparire quella compagnia che conosco bene nel mio ambulatorio: prediabete, diabete, obesità, ipertensione, alterazioni dei grassi nel sangue e steatosi epatica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non sono semplicemente numeri da correggere sul referto. Sono segnali che ci raccontano come stiamo costruendo gli anni che verranno<strong>. </strong>E non è mai troppo tardi per intervenire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una persona di 70 anni che comincia a muoversi di più, migliora l’alimentazione, riduce il peso quando necessario e controlla adeguatamente i propri fattori di rischio non sta cercando di tornare giovane. Sta facendo qualcosa di molto più intelligente:</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sta proteggendo il proprio futuro.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Ossa, vitamina d e rischio di caduta</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">C’è poi un patrimonio che accumuliamo lentamente e possiamo perdere quasi senza accorgercene: l’osso. Osteopenia e osteoporosi spesso non fanno male. La prima manifestazione può essere una frattura. E nell’anziano una frattura non è semplicemente “un osso rotto”: può significare immobilità, perdita di muscolo, paura di cadere nuovamente e perdita dell’autonomia. Per questo vitamina d, apporto adeguato di calcio, attività fisica, valutazione del rischio osteoporotico e prevenzione delle cadute non sono dettagli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono pezzi della stessa strategia. Non stiamo curando soltanto un osso. Stiamo difendendo la possibilità di continuare a stare in piedi.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>E poi c’è il cervello</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Anche il cervello invecchia. Ma non ama essere messo in pensione. Gli fanno bene il movimento, un sonno adeguato, la curiosità, leggere, imparare qualcosa di nuovo, parlare con altre persone, avere interessi e sentirsi ancora utili. Perché esiste una medicina che prescriviamo sulle ricette. E poi esiste una medicina che non entra in nessun prontuario:</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Avere ancora qualcosa da aspettare domani mattina.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La solitudine, l’isolamento e la perdita di ruolo sociale non sono semplicemente problemi “dell’umore”. Nell’età avanzata possono diventare veri determinanti di salute.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Non aspettiamo gli 80 anni</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Qui sta forse l’equivoco più importante. Quando dobbiamo iniziare a occuparci della nostra longevità? A 70 anni? A 65?  Dopo la pensione? No. Molto prima.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">La vecchiaia che avremo domani si costruisce, almeno in parte, con ciò che facciamo oggi.</li>
<li style="font-weight: 400;">Con la pressione che decidiamo di controllare. Con il diabete che non lasciamo andare.</li>
<li style="font-weight: 400;">Con quei chili addominali che smettiamo di considerare soltanto un problema estetico.</li>
<li style="font-weight: 400;">Con il fumo che abbandoniamo. Con il muscolo che continuiamo ad allenare.</li>
<li style="font-weight: 400;">Con l’osteoporosi che cerchiamo prima della frattura. Con una passeggiata che ripetiamo anche quando il divano sembra avere improvvisamente una forza gravitazionale irresistibile.</li>
</ul>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>La longevità non si compra</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Si parla sempre più spesso di <em>longevity medicine</em>, cliniche della longevità, test sofisticati, integratori, biomarcatori e tecnologie che promettono di rallentare l’invecchiamento.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Alcune innovazioni sono interessanti e la ricerca ci offrirà certamente strumenti nuovi.</li>
<li style="font-weight: 400;">Ma attenzione a non trasformare la longevità nell’ennesimo prodotto da vendere.</li>
<li style="font-weight: 400;">Prima delle tecnologie più costose vengono cose sorprendentemente semplici:</li>
<li style="font-weight: 400;">Non fumare, muoversi, conservare il muscolo, mangiare in modo equilibrato, dormire bene, controllare pressione, glicemia e colesterolo, mantenere relazioni sociali e curare tempestivamente le malattie.</li>
<li>Non fanno molto rumore. Non hanno confezioni eleganti. Ma continuano ad avere un&#8217;enorme importanza.</li>
</ul>
<h3><span style="color: #2cbf00;"><strong>Un pensiero per noi medici</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Forse anche noi dobbiamo cambiare leggermente la domanda.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Non soltanto: <strong>“quali malattie ha questa persona?”</strong></li>
<li style="font-weight: 400;">Ma anche: <strong>“come voglio aiutarla ad arrivare fra dieci anni?”</strong></li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Accanto a glicemia, hba1c, pressione, colesterolo e tsh dovremmo imparare a osservare sempre meglio peso e composizione corporea, forza muscolare, capacità di camminare, rischio di caduta, salute dell’osso, nutrizione, sonno, memoria, umore e rete sociale.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Perché curare una persona anziana non significa semplicemente aggiungere farmaci.</li>
<li style="font-weight: 400;">A volte significa anche toglierne qualcuno. Significa prevenire la fragilità.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Significa conservare autonomia. E soprattutto significa continuare a vedere <strong>la persona prima della sua età.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il mio messaggio </strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Non abbiate paura di diventare vecchi. <strong>Abbiate cura di come ci state arrivando.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non possiamo fermare il calendario e, francamente, non credo sarebbe nemmeno desiderabile. Possiamo però continuare a camminare, usare i nostri muscoli, nutrirci meglio, curare ciò che deve essere curato, coltivare relazioni, mantenere curiosità e costruire progetti.</p>
<p style="font-weight: 400;">La longevità non comincia a 80 anni.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Comincia questa mattina</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">A tavola.  Sulle scale. Durante una passeggiata. Davanti a un esame del sangue che decidiamo di non ignorare. Dentro quella piccola decisione quotidiana con cui scegliamo di prenderci cura di noi. Perché alla fine la domanda più importante non è: <strong>“quanto vivrò?”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La domanda è: <span style="color: #2cbf00;"><strong>“come voglio arrivarci?”</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">E a questa domanda, almeno in parte, possiamo cominciare a rispondere oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dott. Roberto Mingardi</strong><br />
<em>endocrinologia, metabolismo e medicina della persona</em></p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/non-basta-vivere-piu-a-lungo/">Non basta vivere più a lungo</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<title>Anche Il Cervello Ha Sete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:21:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[disidratazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/anche-il-cervello-ha-sete/">Anche Il Cervello Ha Sete</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Quando il nostro direttore d&#8217;orchestra inizia a dirigere più lentamente.</strong></span></h2>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Non so se ci hai mai pensato. Quando una pianta ha sete, le foglie si abbassano.</li>
<li style="font-weight: 400;">Quando un&#8217;automobile ha poco carburante, sul cruscotto compare una spia.</li>
<li style="font-weight: 400;">Quando il cellulare sta per scaricarsi, lo schermo si oscura e si attiva il risparmio energetico.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il cervello, invece, è molto più elegante. </strong>Non si lamenta. Non fa rumore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Comincia semplicemente a lavorare un po&#8217; più lentamente. In questi giorni di caldo torrido, molti pazienti entrano in ambulatorio con la stessa frase.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Dottore&#8230; non sono più quello di una settimana fa.&#8221; </em>Non parlano di febbre. Non parlano di dolore. Parlano di una strana stanchezza. Le parole arrivano più lentamente.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Le decisioni richiedono più tempo.</li>
<li style="font-weight: 400;">La memoria sembra avere piccoli vuoti.</li>
<li style="font-weight: 400;">L&#8217;attenzione si distrae facilmente.</li>
<li style="font-weight: 400;">La pazienza si accorcia.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">E quasi tutti aggiungono la stessa domanda. <em>&#8220;Sarà la tiroide?&#8221; &#8220;Sarà il diabete?&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Saranno gli anni che passano?&#8221; </em>Molte volte la risposta è molto più semplice.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anche il cervello ha sete.</strong></p>
</div>




			</div> 
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	</div> 
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il cervello è l&#8217;organo più &#8220;viziato&#8221; del nostro corpo</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Pesa circa un chilo e mezzo. Appena il 2% del nostro peso. Eppure pretende circa il 20% dell&#8217;energia che produciamo ogni giorno. È come il direttore di una grande orchestra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non suona nessuno strumento. Ma se lui rallenta il gesto&#8230;tutta l&#8217;orchestra rallenta con lui.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il cuore continua a battere. I polmoni continuano a respirare. I muscoli possono ancora muoversi. Ma la musica non è più la stessa.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il caldo cambia la circolazione del sangue</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Immaginiamo una grande città. In una giornata normale tutte le strade funzionano. Poi improvvisamente arriva una manifestazione enorme. La polizia devia il traffico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Molte automobili vengono indirizzate altrove. Succede qualcosa di molto simile nel nostro organismo. Quando il caldo aumenta, il corpo manda una grande quantità di sangue verso la pelle. È una scelta intelligente. Serve a disperdere il calore. Serve a mantenerci vivi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma contemporaneamente perdiamo acqua con il sudore. Se non reintegriamo questi liquidi, il sangue diventa meno abbondante. Il cervello continua a riceverlo. Ma con meno generosità. Ed è proprio in quel momento che decide di fare una cosa straordinaria.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Entra in modalità risparmio</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Non è una malattia. È un capolavoro della fisiologia. Come un computer portatile quando la batteria scende sotto il 20%. Lo schermo riduce la luminosità. Il processore rallenta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le funzioni non indispensabili vengono limitate. Non perché il computer sia rotto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma perché vuole continuare a funzionare il più a lungo possibile. Anche il cervello fa qualcosa di molto simile. Riduce le prestazioni prima ancora che arrivino i danni.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>E noi percepiamo:</strong></span></h3>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>stanchezza;</li>
<li>difficoltà di concentrazione;</li>
<li>irritabilità;</li>
<li>sonnolenza;</li>
<li>piccoli vuoti di memoria;</li>
<li>minore capacità decisionale.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">In realtà non sta cedendo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Si sta proteggendo.</strong></p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>C&#8217;è un particolare che mi affascina da sempre</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Ogni giorno vedo persone preoccuparsi perché pensano di avere una malattia importante.</p>
<p style="font-weight: 400;">E molte volte faccio loro una domanda soltanto. <em>&#8220;Quanta acqua ha bevuto oggi?&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Spesso la risposta arriva con un sorriso. <em>&#8220;Forse troppo poca&#8230;&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Ed è sorprendente osservare come, nelle ore successive, il cervello riprenda lentamente il suo ritmo naturale.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Chi deve fare ancora più attenzione?</strong></span></h2>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Gli anziani.</li>
<li style="font-weight: 400;">Le persone con diabete.</li>
<li style="font-weight: 400;">Chi soffre di obesità.</li>
<li style="font-weight: 400;">Chi assume diuretici.</li>
<li style="font-weight: 400;">Chi ha una pressione bassa.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">In queste situazioni il cervello dispone di un margine di sicurezza più ridotto. Per questo non bisogna aspettare di avere sete. Quando compare la sete, il nostro organismo ci sta già dicendo che è arrivato il momento di recuperare ciò che abbiamo perso.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il messaggio che vorrei lasciarvi</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Ogni estate ci preoccupiamo dell&#8217;automobile. Controlliamo il livello dell&#8217;olio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il liquido del radiatore. La pressione delle gomme. Facciamo il pieno prima di partire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poi affrontiamo giornate a 36 o 38 gradi dimenticando il motore più prezioso che possediamo.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Il cervello.</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Lui non chiede benzina. Non chiede manutenzione complicata. Chiede acqua. Ossigeno.</p>
<p style="font-weight: 400;">Riposo. E qualche minuto all&#8217;ombra quando il sole diventa troppo severo.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il pensiero finale</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Dottore, ormai alla mia età&#8230;&#8221; oggi gli rispondo quasi sempre allo stesso modo.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;L&#8217;età cambia il metabolismo. Non lo spegne.  Il nostro compito non è tornare ad avere quarant&#8217;anni. È permettere al nostro organismo di esprimere il meglio dell&#8217;età che stiamo vivendo.&#8221; È questa, in fondo, la vera medicina del metabolismo.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Nella mia professione ho imparato una lezione che continua a sorprendermi.</li>
<li style="font-weight: 400;">Il nostro organismo non è costruito per punirci. È costruito per proteggerci.</li>
<li style="font-weight: 400;">Prima di ammalarsi, cerca sempre di parlarci. Lo fa con piccoli segnali.</li>
<li style="font-weight: 400;">Un po&#8217; di stanchezza. Un po&#8217; di sonnolenza. Una memoria meno brillante.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Una concentrazione che vacilla. Ascoltare questi segnali significa fare la più autentica prevenzione. Perché la salute non è soltanto curare una malattia quando arriva.</p>
<p style="font-weight: 400;">È riconoscere, con umiltà, il linguaggio silenzioso con cui il nostro corpo ci accompagna ogni giorno.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Con affetto,</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dr. Roberto Mingardi</strong></p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/anche-il-cervello-ha-sete/">Anche Il Cervello Ha Sete</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<title>Quando Il Nostro Corpo Chiede Acqua&#8230; E Noi Gli Offriamo Zucchero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estate E Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/quando-il-nostro-corpo-chiede-acqua-e-noi-gli-offriamo-zucchero/">Quando Il Nostro Corpo Chiede Acqua&#8230; E Noi Gli Offriamo Zucchero</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Ogni estate assisto alla stessa scena. Il sole diventa più intenso. Le giornate si allungano</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Le temperature superano i 35 gradi. E, quasi automaticamente, cambiano anche le nostre abitudini. Cominciano a comparire gelati, granite, bibite ghiacciate, tè zuccherati, succhi di frutta, aperitivi, bevande energetiche. Tutto sembra suggerire la stessa idea.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>&#8220;Con questo caldo ho bisogno di qualcosa di fresco.&#8221;</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ma siamo sicuri che sia proprio questo ciò che il nostro organismo sta chiedendo?</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il corpo parla una lingua antica</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi mesi abbiamo parlato del rene e della straordinaria capacità del nostro organismo di proteggerci. Ogni volta siamo arrivati alla stessa conclusione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il corpo non ci tradisce quasi mai. </strong>Prima di ammalarsi cerca sempre di parlarci.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sta a noi imparare ad ascoltarlo. Anche in estate succede esattamente questo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando sudiamo perdiamo acqua. Perdiamo sodio. Perdiamo potassio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perdiamo minerali indispensabili al funzionamento dei muscoli, del cervello e del cuore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il messaggio che il nostro organismo invia è semplice. <strong>&#8220;Restituiscimi quello che sto perdendo.&#8221; </strong>Ma qui nasce il grande equivoco.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il grande inganno della sete</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Molte persone interpretano quel messaggio in modo diverso. Non sentono la necessità di bere. Sentono improvvisamente il desiderio di qualcosa di dolce.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Un gelato. Una bibita.</li>
<li style="font-weight: 400;">Una granita. Un tè freddo zuccherato. Un aperitivo.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">È come se il nostro cervello traducesse la richiesta di acqua in una ricerca di energia immediata. Il risultato? Il corpo aveva chiesto acqua. Noi gli consegniamo zucchero.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per qualche minuto ci sentiamo meglio. Poi arriva una nuova sete. E spesso anche una nuova fame. Così il circolo ricomincia.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il gelato è davvero il nemico?</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Molti anni fa scrissi sul <em>Giornale di Vicenza</em> che un buon gelato artigianale, in alcune circostanze, poteva persino sostituire un pasto. Quella riflessione aveva un senso allora.</p>
<p style="font-weight: 400;">E continua ad averlo oggi. Non mi piace demonizzare gli alimenti. Il gelato non è un nemico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il problema è un altro. <span style="color: #2cbf00;"><strong>Perché lo mangiamo?</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Se rappresenta un pranzo occasionale, preparato con ingredienti di qualità, può avere un suo equilibrio nutrizionale. Se invece diventa la risposta automatica alla sete, alla stanchezza o alla noia, allora non stiamo ascoltando il nostro corpo. Stiamo semplicemente cercando di mettere a tacere un messaggio che abbiamo interpretato male.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>La natura ci suggerisce la risposta</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">C&#8217;è un particolare che mi ha sempre affascinato. La natura non produce casualmente i suoi frutti. Nel periodo più caldo dell&#8217;anno non troviamo alimenti pesanti. Troviamo angurie.</p>
<p style="font-weight: 400;">Meloni. Pesche. Albicocche. Pomodori. Cetrioli. Frutti ricchi di acqua, fibre, vitamine e sali minerali. È quasi come se la natura conoscesse in anticipo ciò di cui il nostro organismo avrà bisogno durante l&#8217;estate. Ancora una volta, la fisiologia e la natura parlano la stessa lingua.</p>
</div>




			</div> 
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	</div> 
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Una lezione che sto imparando preparando il Cammino di Santiago</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Da mesi mi sto preparando per affrontare il Cammino di Santiago. Ogni allenamento è anche una lezione di fisiologia.</p>
<p style="font-weight: 400;">All&#8217;inizio pensavo che servissero tante bevande energetiche. Poi ho imparato qualcosa di molto più semplice. Nel mio zaino trovano posto soprattutto acqua, una banana, un succo di frutta senza zuccheri aggiunti, alimenti essenziali (un panino con la sopressa!!!!)  e  sali minerali. Perché un organismo ben idratato utilizza con straordinaria efficienza l&#8217;energia che già possiede. Non ha bisogno di essere continuamente stimolato. Ha bisogno di essere rispettato. Questa è una lezione che vale sul Cammino, ma anche nella nostra vita quotidiana.</p>
</div>




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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Allora cosa possiamo fare?</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Non rinunciamo al piacere di un buon gelato condiviso con i nostri figli o i nostri nipoti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non trasformiamo l&#8217;estate in un elenco di divieti. Facciamo invece una scelta più intelligente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando sentiamo il bisogno di qualcosa di fresco, fermiamoci un momento e chiediamoci:</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>&#8220;Il mio corpo sta cercando zucchero&#8230; o sta semplicemente chiedendo acqua?&#8221;</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Molte volte la risposta è sorprendentemente semplice. Un bicchiere d&#8217;acqua.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un frutto fresco. Qualche minuto all&#8217;ombra.</p>
<p style="font-weight: 400;">E il nostro organismo ritrova il suo equilibrio.</p>
</div>




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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il pensiero finale</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Osserviamo un albero durante una giornata di caldo intenso. Quando il terreno diventa arido, le sue radici non cercano una bibita zuccherata. Cercano semplicemente acqua.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche noi, nonostante tutta la tecnologia che ci circonda, restiamo figli della stessa natura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il nostro organismo non cerca eccessi. Non cerca scorciatoie. Cerca equilibrio.</p>
<p style="font-weight: 400;">E ogni estate ci offre una nuova occasione per riscoprire una verità antica.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>La salute nasce molto prima dei farmaci</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Nasce ogni volta che impariamo ad ascoltare il linguaggio silenzioso del nostro corpo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché il nostro organismo non ci tradisce quasi mai. Prima di ammalarsi, cerca sempre di parlarci. Il medico e il paziente devono imparare ad ascoltarlo insieme.</p>
</div>




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		<title>Perché D&#8217;estate Il Rene Chiede Rispetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 12:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute Estiva]]></category>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il Grande Lavoratore Silenzioso</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Dottore, con questo caldo mi sento stanco, ho la pressione bassa, mi gira un po&#8217; la testa. Sarà il diabete?&#8221; </em>È una delle domande che sento più spesso in questi giorni. La risposta è: forse sì, ma non solo. Quando il termometro supera i 35 gradi il nostro organismo entra in una sorta di modalità di sopravvivenza. Il cuore accelera, i vasi sanguigni si dilatano, sudiamo per disperdere calore e perdiamo continuamente acqua e sali minerali. Quando il caldo diventa soffocante, il nostro organismo assomiglia a una città che deve gestire contemporaneamente energia, traffico, approvvigionamento idrico e smaltimento dei rifiuti. In questa città il sindaco lavora senza fare rumore. Si chiama rene. Non fa rumore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non provoca dolore quando inizia a soffrire. Non manda segnali evidenti. Eppure, è uno degli organi più preziosi che possediamo.  Ogni giorno filtra circa 180 litri di sangue, elimina tossine, regola la pressione arteriosa, controlla l&#8217;equilibrio dei liquidi e coordina una delicatissima orchestra di sostanze come sodio, potassio, calcio e magnesio. Ora che il caldo è intenso, il suo lavoro diventa ancora più difficile.</p>
</div>




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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>I reni non amano la disidratazione</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Immaginiamo il sangue come un fiume. Se il livello dell&#8217;acqua si abbassa, il fiume scorre più lentamente. Lo stesso accade nel nostro organismo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando perdiamo molti liquidi attraverso il sudore e non li reintegriamo adeguatamente, il volume di sangue che arriva ai reni diminuisce. Il rene cerca di adattarsi, risparmia acqua, concentra le urine e lavora in condizioni sempre più impegnative. Per qualche giorno può riuscirci. Se però la disidratazione diventa importante, il rischio è quello di una sofferenza renale acuta che può manifestarsi con:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>marcata stanchezza;</li>
<li>capogiri;</li>
<li>pressione bassa;</li>
<li>riduzione della quantità di urina;</li>
<li>aumento della creatinina;</li>
<li>comparsa o peggioramento di insufficienza renale.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Gli anziani sono particolarmente vulnerabili perché spesso avvertono meno lo stimolo della sete.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Diabete: il doppio carico</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Chi vive con il diabete deve prestare ancora maggiore attenzione. Il glucosio elevato danneggia progressivamente i piccoli vasi sanguigni che costituiscono il filtro renale. Per anni il problema può restare invisibile. Spesso il paziente si sente bene mentre il danno procede lentamente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ecco perché controllare regolarmente: <span style="color: #000000;">creatinina;</span> filtrato glomerulare (eGFR); microalbuminuria; non rappresenta una formalità burocratica ma una vera strategia di prevenzione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Molti pazienti scoprono di avere una nefropatia diabetica quando i sintomi sono già avanzati. L&#8217;obiettivo è arrivarci molto prima.</p>
<p>Se hai bisogno puoi prenotare un appuntamento attraverso il pulsante sotto.</p>
</div>



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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Obesità: il nemico meno conosciuto del rene</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Quando parliamo di obesità pensiamo quasi sempre al diabete, all&#8217;infarto o alle articolazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Molto meno spesso pensiamo ai reni. Eppure, l&#8217;obesità rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la malattia renale cronica. Un organismo con molti chili in eccesso richiede ai reni uno sforzo continuo. È come chiedere a un motore di viaggiare costantemente ad alti regimi.</p>
<p style="font-weight: 400;">All&#8217;inizio sembra funzionare tutto bene. Con il passare degli anni possono comparire ipertensione, perdita di proteine nelle urine e riduzione della funzione renale.</p>
<p style="font-weight: 400;">La buona notizia è che anche una riduzione relativamente modesta del peso corporeo può migliorare significativamente il lavoro dei reni.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong> </strong><strong>I farmaci moderni: straordinari alleati da conoscere bene</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni farmaci come i farmaci antiobesità (agonisti del GLP-1) o i farmaci antidiabetici e cardioprotettivi (inibitori SGLT2) hanno rivoluzionato la cura del diabete e dell&#8217;obesità e delle cardiopatie. Questi farmaci stanno dimostrando non solo di favorire il controllo della glicemia e del peso, ma anche di proteggere cuore e reni.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Una vera rivoluzione</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Tuttavia, durante l&#8217;estate meritano qualche attenzione aggiuntiva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli SGLT2 aumentano l&#8217;eliminazione di glucosio e acqua attraverso le urine.</p>
<p style="font-weight: 400;">I farmaci GLP-1 possono ridurre l&#8217;appetito, il senso della fame e talvolta anche la percezione della sete. Quando il caldo è intenso, quando si viaggia, quando si cammina molto o quando compare diarrea o vomito, è importante contattare il medico curante per valutare la situazione. Mai sospendere o modificare autonomamente le terapie.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Gli elettroliti: piccoli numeri, grandi responsabilità</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Sodio, potassio, magnesio e calcio sono spesso relegati a poche righe negli esami del sangue. In realtà rappresentano alcuni dei principali regolatori della nostra vita. Consentono ai muscoli di contrarsi. Permettono al cuore di battere regolarmente. Fanno funzionare nervi e cervello. Quando il caldo è intenso e la sudorazione abbondante, il loro equilibrio può alterarsi.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>I sintomi più frequenti sono:</strong></span></h3>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>crampi muscolari;</li>
<li>debolezza;</li>
<li>palpitazioni;</li>
<li>sonnolenza;</li>
<li>vertigini;</li>
<li>difficoltà di concentrazione.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Molti pazienti attribuiscono questi disturbi semplicemente all&#8217;età. Spesso invece il problema è molto più semplice e correggibile.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong> </strong><strong>Quanta acqua dobbiamo bere?</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">È probabilmente la domanda più frequente dell&#8217;estate. La risposta corretta è: abbastanza da mantenere una buona idratazione. Per la maggior parte degli adulti sani l&#8217;obiettivo è generalmente compreso tra 1,5 e 2 litri di liquidi al giorno, aumentando in presenza di caldo intenso, attività fisica o sudorazione abbondante. Non esiste però una quantità valida per tutti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Chi soffre di insufficienza cardiaca, insufficienza renale avanzata o altre patologie deve seguire indicazioni personalizzate. L&#8217;acqua non è un farmaco da assumere a dosi standard. È una terapia che va adattata alla persona.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il messaggio che vorrei lasciarvi</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Quando arriva l&#8217;estate ci preoccupiamo della pelle, dell&#8217;abbronzatura e delle vacanze.</p>
<p style="font-weight: 400;">Facciamo bene. Ma ricordiamoci anche dei nostri reni. Sono il grande lavoratore silenzioso del nostro organismo. Continuano a svolgere il loro compito giorno e notte senza chiedere nulla.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un bicchiere d&#8217;acqua in più, un controllo degli esami, qualche chilo in meno, una pressione ben controllata e una corretta gestione del diabete possono fare una differenza enorme.</p>
<p style="font-weight: 400;">I reni non chiedono applausi. Chiedono soltanto rispetto. E l&#8217;estate è il momento giusto per iniziare a darglielo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;">Un caro saluto a tutti i nostri pazienti e ai Medici di Medicina Generale che ogni giorno ci aiutano a proteggere questo straordinario organo silenzioso.</span></p>
</div>




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		<title>Il Metabolismo Non Va In Pensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 12:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute dopo 60 anni]]></category>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Dopo I 60 Anni Si Può Ancora Cambiare Rotta?</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Dottore, ormai alla mia età&#8230;&#8221;  Se dovessi raccogliere tutte le volte che ho sentito questa frase nel mio ambulatorio, probabilmente riempirei un intero quaderno. La pronunciano uomini e donne. La pronunciano persone di 60, 70 e persino 80 anni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Talvolta la frase continua così: &#8220;Dottore, ormai sono fatto così.&#8221; oppure: &#8220;Alla mia età non posso più dimagrire.&#8221;  o ancora: &#8220;Ho il diabete da tanti anni, cosa vuole che cambi adesso?&#8221; Eppure, la medicina ci racconta una storia diversa. Il metabolismo non va in pensione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cambia, rallenta, si adatta, talvolta si difende, ma non smette mai di rispondere ai messaggi che riceve dal nostro corpo.</p>
</div>




			</div> 
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	</div> 
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				<div class="nectar-responsive-text nectar-link-underline-effect"><h2 style="font-weight: 400"><span style="color: #2cbf00"><strong>Il Nemico Invisibile: La Perdita Di Muscolo</strong></span></h2>
</div><div class="nectar-responsive-text nectar-link-underline-effect"><p style="font-weight: 400">Con il passare degli anni accade qualcosa di molto importante. Perdiamo massa muscolare. È un fenomeno naturale che i medici chiamano sarcopenia. Il muscolo non serve soltanto a camminare, salire le scale o portare la spesa. È il motore metabolico del nostro organismo.</p>
<p style="font-weight: 400">Più muscolo possediamo, maggiore è il consumo energetico del corpo. Quando il muscolo diminuisce, il metabolismo consuma meno carburante. Così può accadere che una persona mangi come dieci anni prima ma inizi lentamente ad aumentare di peso. Non è colpa della mancanza di volontà. Spesso è biologia.</p>
<h3 style="font-weight: 400"><span style="color: #2cbf00"><strong> </strong><strong>La Trappola Della Sedentarietà</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400"><strong> </strong>Molte persone smettono di muoversi per un dolore al ginocchio. Poi arriva un intervento. Poi una caduta. Poi la paura di stancarsi. Poi il divano diventa un&#8217;abitudine. Il corpo però è una macchina intelligente. Se non viene utilizzato, riduce i consumi.  Camminare, fare ginnastica dolce, usare i pesi leggeri o semplicemente alzarsi più spesso dalla sedia sono messaggi potentissimi inviati al metabolismo. Ogni passo è una lettera d&#8217;amore scritta ai nostri muscoli.</p>
</div>
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</div>
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			<div class="nectar-split-heading  font_size_1vw font_size_tablet_16px font_line_height_1-8 " data-align="default" data-m-align="inherit" data-text-effect="default" data-animation-type="line-reveal-by-space" data-animation-delay="0" data-animation-offset="" data-m-rm-animation="" data-stagger="true" data-custom-font-size="true" style="font-size: 1.4vw; line-height: 1.54vw;"><p style="max-width: 90%;">Per anni ci hanno fatto credere che tutto dipendesse dal mangiare troppo e muoversi poco.<br />
La realtà è più complessa. Dormire male altera gli ormoni della fame. Lo stress aumenta il cortisolo. La solitudine può spingere a cercare conforto nel cibo. Alcuni farmaci favoriscono l'aumento di peso. La menopausa e l'andropausa modificano profondamente il metabolismo.<br />
Insomma, dietro una bilancia che sale non sempre c'è una forchetta troppo piena.<br />
Spesso c'è una storia che merita di essere ascoltata.</p></div>
		</div> 
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il Diabete Non È Una Condanna</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Molti pazienti vivono la diagnosi di <a href="https://robertomingardi.com/10-migliori-cure-per-il-diabete/" target="_blank" rel="noopener">diabete</a> come una sentenza definitiva. La verità è diversa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche dopo molti anni di malattia possiamo migliorare il controllo glicemico. Possiamo ridurre il rischio cardiovascolare. Possiamo recuperare energia. Possiamo migliorare la qualità della vita. Non sempre si tratta di guarire. Molto più spesso si tratta di stare meglio. E stare meglio è già un risultato enorme.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>La Forza Delle Piccole Rivoluzioni</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Nella mia attività incontro spesso persone che pensano di dover cambiare tutto. In realtà il cambiamento nasce quasi sempre da piccoli passi. Una passeggiata in più. Una colazione migliore. Un sonno più regolare. Una visita medica fatta al momento giusto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una scelta diversa davanti al frigorifero. Le grandi trasformazioni raramente arrivano come un fulmine. Somigliano di più a una lenta alba.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
		<div id="fws_6adbb35343788"  data-column-margin="custom" data-midnight="dark" data-top-percent="8%" data-bottom-percent="8%"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row full-width-section has-row-bg-color  column-margin-5pct"  style="padding-top: calc(100vw * 0.08); padding-bottom: calc(100vw * 0.08); --row-bg-color: #E9E9E9;"><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop using-bg-color"  style="background-color: #E9E9E9; "></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Un Messaggio Per Chi Pensa Che Sia Troppo Tardi</strong></span></h2>
</div>




<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
	<p style="font-weight: 400;">Nel mio ambulatorio incontro spesso persone che si sentono in colpa. Chi non riesce a perdere peso nonostante gli sforzi.</p>
<ul>
<li>Chi vede la glicemia salire anno dopo anno.</li>
<li>Chi convive con un ipotiroidismo.</li>
<li>Chi ha affrontato una menopausa difficile.</li>
<li>Chi scopre che dietro la stanchezza si nasconde un problema endocrino.</li>
<li>Chi vive da anni con l&#8217;obesità e si sente giudicato dagli altri e talvolta anche da sé stesso.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">A queste persone cerco sempre di ricordare una cosa: Il metabolismo non è un esame da superare né una gara da vincere.  È una rete complessa di organi, ormoni, muscoli, cervello, emozioni e stili di vita che dialogano continuamente tra loro. Quando qualcosa si rompe, non significa che tutto sia perduto. La medicina moderna dispone oggi di strumenti che pochi anni fa non avevamo: nuove conoscenze, nuovi farmaci, nuove strategie nutrizionali e una maggiore comprensione delle malattie metaboliche. Per questo motivo non dovremmo mai rassegnarci davanti a un aumento di peso, a una glicemia alterata o a una stanchezza che sembra inspiegabile. Dietro questi segnali può esserci una causa da riconoscere, una cura da iniziare o semplicemente una strada diversa da percorrere.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il metabolismo non guarda la carta d&#8217;identità</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Guarda ciò che accade ogni giorno dentro il nostro organismo. E finché il nostro corpo continua a parlarci, vale sempre la pena ascoltarlo.</p>
</div>




			</div> 
		</div></div>
	</div> 
</div></div>
		<div id="fws_6adbb35343c6a"  data-column-margin="default" data-midnight="dark"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row"  style="padding-top: 0px; padding-bottom: 0px; "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Box Per Il Medico Di Medicina Generale</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Quando il metabolismo chiede aiuto: 10 segnali da non sottovalutare</p>
<ul>
<li>Incremento ponderale progressivo non spiegato dalle abitudini alimentari</li>
<li>Aumento della circonferenza addominale</li>
<li>Riduzione della forza muscolare e comparsa di sarcopenia</li>
<li>Stanchezza persistente o perdita di energia</li>
<li>Peggioramento del compenso glicemico</li>
<li>Comparsa o aggravamento della steatosi epatica</li>
<li>Disturbi del sonno e sospetta sindrome delle apnee ostruttive</li>
<li>Alterazioni della funzione tiroidea o sintomi suggestivi di disfunzione endocrina</li>
<li>Riduzione dell&#8217;attività fisica per dolore articolare o fragilità</li>
<li>Fame compulsiva, alimentazione emotiva o marcata perdita di controllo alimentare</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Dietro l&#8217;aumento di peso raramente esiste una sola causa. L&#8217;approccio moderno alle malattie metaboliche richiede una valutazione integrata che consideri composizione corporea, funzione endocrina, qualità del sonno, salute mentale, alimentazione, attività fisica e contesto sociale del paziente. La domanda non dovrebbe essere: &#8220;Perché questo paziente non dimagrisce?&#8221; Ma piuttosto: &#8220;Quali ostacoli biologici, psicologici o sociali stanno impedendo a questo paziente di migliorare?&#8221;</p>
</div>




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<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/il-metabolismo-non-va-in-pensione/">Il Metabolismo Non Va In Pensione</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<title>Gli Occhi Raccontano Più Di Quanto Pensiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 08:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diagnosi e Umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/gli-occhi-raccontano-piu-di-quanto-pensiamo/">Gli Occhi Raccontano Più Di Quanto Pensiamo</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Anche L’occhio Vuole La Sua Parte</strong></h2>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Quando Gli Occhi Raccontano Il Diabete, La Tiroide… E Perfino I Nostri Pregiudizi</strong><strong> </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono organi silenziosi che lavorano come bibliotecari di notte: non fanno rumore, non protestano, non chiedono applausi. L’occhio è uno di questi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poi un giorno qualcosa cambia. La vista si appanna. Le luci si sdoppiano. Gli occhi bruciano. Oppure sembrano “uscire fuori”, come se volessero gridare al mondo una sofferenza che il corpo non riesce più a contenere. E allora capiamo una cosa semplice e crudele: spesso ci accorgiamo degli occhi solo quando iniziano a soffrire.</p>
</div>




			</div> 
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	</div> 

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	<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #99cc00;"><strong>Parte 1</strong></span></h3>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il Diabete E Gli Occhi</strong></h2>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>La Glicemia Non Vede… Ma L’occhio Sì</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Il diabete è una malattia democratica: entra dappertutto: cuore, reni, nervi, fegato.<br />
Ma l’occhio è uno dei suoi bersagli preferiti. La retina è un tessuto delicatissimo, quasi poetico: una pellicola biologica fatta di vasi minuscoli e cellule nervose raffinatissime.<br />
Quando la glicemia resta alta per anni, quei piccoli vasi iniziano lentamente a perdere colpi. All’inizio non si sente nulla. Ed è proprio questo il problema.</p>
<p style="font-weight: 400;">La retinopatia diabetica è una ladra elegante: entra senza fare rumore e ruba la vista poco alla volta. Molti pazienti mi dicono: “Dottore, ma io ci vedo benissimo…” Ed è verissimo.<br />
Spesso ci si vede bene fino a quando il danno è già iniziato. Per questo il fondo oculare nel paziente diabetico non è un capriccio burocratico. È prevenzione vera.<br />
È manutenzione biologica. È come controllare i freni di un’auto prima della discesa.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Per i Medici di Medicina Generale</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>La retinopatia diabetica resta una delle principali cause di ipovisione nell’adulto.<br />
I fattori di rischio li conosciamo bene:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>durata del diabete</li>
<li>scarso controllo glicemico</li>
<li>ipertensione arteriosa</li>
<li>dislipidemia</li>
<li>nefropatia diabetica</li>
<li>fumo</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Ma nella pratica quotidiana il problema è un altro: il paziente “sta abbastanza bene” e quindi salta i controlli. Ecco allora che il MMG diventa figura decisiva non solo nel prescrivere, ma nel ricordare. Nel richiamare. Nel convincere con pazienza. Perché una retina salvata vale più di mille sermoni sulla glicata.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>E poi arrivano i sensori, le nuove terapie, i GLP-1…</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni qualcosa di bellissimo è cambiato. Molti pazienti, vedendo finalmente la glicemia “in diretta” tramite sensori, hanno iniziato a capire davvero il proprio corpo.<br />
La glicemia non è più un numero astratto scritto su un foglio. Diventa un film.<br />
Una curva. Una storia quotidiana. E quando il paziente capisce, spesso si cura meglio. Non per paura. Ma per consapevolezza.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #99cc00;"><strong>Parte 2</strong></span></h3>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Gli Occhi Della Tiroide</strong></h2>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Quando Il Morbo Di Basedow Guarda Il Mondo Con Fatica</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Ci sono pazienti che arrivano in ambulatorio stanchi, agitati, dimagriti.<br />
Il cuore corre come una Vespa impazzita, dormono male.  Piangono facilmente.  E poi ci sono gli occhi. Occhi arrossati. Spalancati. Dolenti.<br />
Talvolta pieni di una tristezza che nemmeno il trucco riesce a nascondere.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’oftalmopatia basedowiana non è solo un problema estetico.<br />
Ridurre tutto a “occhi un po’ fuori” è una superficialità gigantesca.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro c’è infiammazione.  C’è autoimmunità.  C’è edema dei muscoli oculari. C’è dolore.<br />
Talvolta diplopia. Talvolta paura. Per molte donne diventa uno choc identitario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché lo specchio non riflette più il volto di prima.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il Fumo: Il Benzinaio Dell’infiammazione</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Qui bisogna essere molto chiari. Nel Basedow il fumo è come gettare benzina su un incendio acceso. Peggiora l’oftalmopatia. Riduce la risposta alle cure. Aumenta il rischio di evoluzione severa. Eppure, tanti pazienti continuano a fumare non perché siano “stupidi”, ma perché spesso stanno male psicologicamente, sono ansiosi, fragili, spaventati.</p>
<p style="font-weight: 400;">La medicina moderna deve ricordarsi anche questo: dietro ogni sigaretta c’è quasi sempre una storia.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>MMG</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">L’occhio basedowiano merita diagnosi precoce e collaborazione stretta tra:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>MMG</li>
<li>endocrinologo</li>
<li>oculista</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Non bisogna banalizzare sintomi come:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>fotofobia</li>
<li>sensazione di sabbia negli occhi</li>
<li>diplopia</li>
<li>retrazione palpebrale</li>
<li>esoftalmo progressivo</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Oggi abbiamo terapie molto più efficaci rispetto al passato, ma la tempestività resta decisiva.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #99cc00;"><strong>Parte 3</strong></span></h3>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>L’occhio Peggiore: </strong><strong>Quello Che Giudica</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">E adesso arriviamo all’occhio più pericoloso di tutti. Non quello del diabetico. Non quello del Basedow. Ma quello di chi guarda una persona obesa e pensa:</p>
<p style="font-weight: 400;">“Basterebbe mangiare meno.”  Una frase apparentemente innocua. In realtà una coltellata travestita da opinione.</p>
<p style="font-weight: 400;">La persona obesa vive spesso sotto uno scanner sociale permanente. al supermercato.<br />
In spiaggia, sul lavoro. Perfino negli ambulatori medici. Gli sguardi parlano. Eccome se parlano!  Ti vedono mangiare un gelato e pensano: “Ecco perché è così.”</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Ti vedono stanco e pensano: “Se l’è cercata.” Ti vedono ingrassare e pensano: “Non ha volontà.”</li>
<li style="font-weight: 400;">Nessuno vede: gli anni di fame nervosa, le umiliazioni, il cortisolo della vita, i lutti</li>
<li style="font-weight: 400;">l’insonnia, gli antidepressivi, le abbuffate segrete, la vergogna, il metabolismo che cambia</li>
<li style="font-weight: 400;">L’obesità non è semplicemente un eccesso di calorie. È spesso un eccesso di dolore non ascoltato.</li>
</ul>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Una Medicina Con Gli Occhi Più Gentili</strong></h2>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Forse la vera rivoluzione medica dei prossimi anni non sarà soltanto farmacologica.</li>
<li style="font-weight: 400;">Non saranno solo i GLP-1.  Non saranno solo i sensori.  Non saranno solo gli algoritmi.</li>
<li style="font-weight: 400;">Sarà imparare a guardare meglio le persone. Con meno giudizio. Con più profondità.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Perché certe persone non hanno bisogno di essere fissate. Hanno bisogno di essere viste davvero. E questo, credetemi, cambia la cura quasi quanto una terapia giusta.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
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<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/gli-occhi-raccontano-piu-di-quanto-pensiamo/">Gli Occhi Raccontano Più Di Quanto Pensiamo</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<title>La Medicina Del Futuro</title>
		<link>https://robertomingardi.com/la-medicina-del-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Meno Burocrazia più Tempo per Pazienti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/la-medicina-del-futuro/">La Medicina Del Futuro</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
	<p style="font-weight: 400;">C’è una scena che non si dimentica. Una paziente diabetica entra in ambulatorio oculistico dopo <strong>due anni di attesa</strong>.  L’oculista la richiama: “Signora, questi controlli andrebbero fatti ogni due anni.” Lei tira fuori la prenotazione. Di due anni prima.</p>
<p style="font-weight: 400;">“Dottore, io non mi sono dimenticata. È il sistema che non mi ha fatto entrare.”</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Un’altra scena. Una paziente deve cambiare medico di famiglia. Prova con il CUP. Niente.<br />
Riprova. Niente. Va allo sportello. Cinque minuti: tutto risolto.</li>
<li style="font-weight: 400;">Chiede perché.<br />
Risposta semplice: “Il call center non è qui. È a Macerata.” E in quella distanza c’è tutto.</li>
</ul>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #000000;"><strong>Quando La Distanza Diventa Disconnessione </strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Se le prenotazioni vengono gestite lontano dal territorio, da persone che non conoscono:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>i medici</li>
<li>le dinamiche locali</li>
<li>le reali disponibilità</li>
<li>le priorità cliniche</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">ma devono semplicemente riempire “caselle” su uno schermo, allora qualcosa si rompe.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è più organizzazione.  È astrazione della cura. Il paziente diventa un codice.<br />
La visita una “tacca” da inserire.  Il percorso una sequenza automatica.  E così la burocrazia, nata per semplificare, finisce per allontanare.</p>
</div>




		</div> 
	</div>
	</div> 
</div></div>
			</div> 
		</div>
	</div> 

	<div  class="vc_col-sm-6 wpb_column column_container vc_column_container col no-extra-padding el_spacing_0px inherit_tablet inherit_phone flex_gap_desktop_10px "  data-padding-pos="all" data-has-bg-color="false" data-bg-color="" data-bg-opacity="1" data-animation="" data-delay="0" >
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	</div>
	</div> 
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	</div> 
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #000000;"><strong>Quando Il Tempo Diventa Un Ostacolo</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Siamo abituati a pensare alla medicina come a una sequenza lineare: sintomo → visita → diagnosi → cura.  Ma oggi, tra il paziente e la cura, si è inserito un nuovo protagonista:<br />
il tempo dell’attesa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non il tempo fisiologico della malattia.  Non il tempo necessario per capire. Ma un tempo “vuoto”, fatto di liste, rinvii, agende sature, percorsi frammentati. E così accade qualcosa di paradossale: la medicina sa fare sempre di più, ma riesce a raggiungere sempre meno persone nei tempi giusti.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #000000;"><strong>Una Domanda Scomoda  </strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda semplice, ma scomoda:</p>
<p style="font-weight: 400;">A chi appartiene oggi il tempo della medicina?  Al paziente?  Al medico?<br />
O al sistema? Perché se una persona aspetta due anni per una visita necessaria,<br />
o non riesce nemmeno a cambiare il proprio medico, non siamo più di fronte a un problema organizzativo. Siamo di fronte a un problema culturale.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
		<div id="fws_6adbb3534bb23"  data-column-margin="default" data-midnight="dark" data-top-percent="6%" data-bottom-percent="6%"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row full-width-content vc_row-o-equal-height vc_row-flex vc_row-o-content-middle  right_padding_tablet_8pct left_padding_tablet_8pct"  style="padding-top: calc(100vw * 0.06); padding-bottom: calc(100vw * 0.06); "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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	</div>
	</div> 
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	</div> 
</div></div>
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		</div> 
	</div>
	</div> 
</div></div><div id="fws_6adbb3534cdc8" data-midnight="" data-column-margin="none" class="wpb_row vc_row-fluid vc_row inner_row"  style=""><div class="row-bg-wrap"> <div class="row-bg" ></div> </div><div class="row_col_wrap_12_inner col span_12  left">
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	<p style="font-weight: 400;">C’è un’altra fatica, più silenziosa. Quella dei medici di medicina generale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è solo il carico di pazienti. È il peso di:</p>
<ul>
<li>budget da rispettare</li>
<li>controlli su farmaci e prescrizioni</li>
<li>procedure sempre più strette</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Qualche sera fa, parlando con colleghi, la frase era una sola: <strong>“Non vediamo l’ora di andare in pensione.”</strong> Quando chi dovrebbe essere il primo riferimento del paziente perde entusiasmo, non è un problema individuale. È il sistema che si sta consumando dall’interno.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
</div>




		</div> 
	</div>
	</div> 
</div></div>
			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
		<div id="fws_6adbb3534d1c5"  data-column-margin="default" data-midnight="dark"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row"  style="padding-top: 0px; padding-bottom: 0px; "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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	<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il Tempo Invisibile Della Cura</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Esiste un tempo che non si misura nei minuti delle agende. È il tempo che fa davvero la differenza. È il tempo in cui:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>un paziente racconta qualcosa che non aveva mai detto</li>
<li>un medico coglie un dettaglio che cambia la diagnosi</li>
<li>una terapia viene accettata perché è stata compresa</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Questo è il tempo della relazione.  Ed è il vero motore della medicina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eppure, è proprio questo tempo che rischia di essere sacrificato, schiacciato tra:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>burocrazia crescente</li>
<li>sistemi informatici complessi</li>
<li>procedure pensate per controllare più che per curare</li>
</ul>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Ricostruire Il Percorso, Non Solo La Prestazione</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni si parla molto di innovazione:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>digitalizzazione</li>
<li>telemedicina</li>
<li>integrazione dei dati</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Tutto giusto. Tutto necessario.  Ma c’è un rischio sottile: confondere la modernità con la complessità.  La vera innovazione non è aggiungere passaggi. È togliere ostacoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una buona sanità non è quella che offre più prestazioni.  È quella che costruisce percorsi semplici, accessibili, continui. Dove il paziente non deve difendersi dal sistema, ma può finalmente affidarsi.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Il Futuro Non È Lontano: È Una Scelta</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Il futuro della medicina non dipende solo da nuovi farmaci o nuove tecnologie.  Dipende da una decisione più profonda: decidere cosa conta davvero.  Perché una burocrazia che non conosce le persone, che non ascolta i territori, che misura solo numeri e non percorsi, non è neutra. Allontana. E lentamente, consuma la fiducia.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Che Medicina Vogliamo</strong></h3>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">La tecnologia può aiutare.</li>
<li style="font-weight: 400;">L’organizzazione può migliorare.</li>
</ul>
<h3><span style="color: #2cbf00;">Ma la Vera Scelta è Un’altra: R<strong>estituire Tempo alla Cura. </strong></span></h3>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Tempo per arrivare.</li>
<li style="font-weight: 400;">Tempo per essere ascoltati.</li>
<li style="font-weight: 400;">Tempo per decidere insieme.</li>
</ul>
<h3><strong>Alla Fine</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Alla fine, non restano le pratiche. Restano le persone che siamo riusciti a incontrare. E quelle che non sono mai arrivate. Perché oggi il problema non è solo curare meglio. È non perdere i pazienti prima ancora di vederli.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/la-medicina-del-futuro/">La Medicina Del Futuro</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<title>La Guerra Silenziosa delle Liste d’Attesa</title>
		<link>https://robertomingardi.com/la-guerra-silenziosa-delle-liste-dattesa/</link>
					<comments>https://robertomingardi.com/la-guerra-silenziosa-delle-liste-dattesa/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[info@robertomingardi.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Battaglia Contro Il Tempo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://robertomingardi.com/?p=6515</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/la-guerra-silenziosa-delle-liste-dattesa/">La Guerra Silenziosa delle Liste d’Attesa</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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		<div id="fws_6adbb3534f235"  data-column-margin="default" data-midnight="dark" data-top-percent="8%" data-bottom-percent="8%"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row full-width-content vc_row-o-equal-height vc_row-flex vc_row-o-content-top  right_padding_7pct left_padding_7pct"  style="padding-top: calc(100vw * 0.08); padding-bottom: calc(100vw * 0.08); "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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			<div class="nectar-highlighted-text font_size_4vw " data-style="scribble" data-exp="default" data-using-custom-color="false" data-animation-delay="false" data-color="" data-color-gradient="" style=""><h2 style="font-weight: 400"><strong>Quando il <em>Tempo Diventa il Vero Nemico<svg class="nectar-scribble squiggle-underline" role="presentation" viewBox="-347 -30.1947 694 96.19" preserveAspectRatio="none"><path style="animation-duration: 1.8s;" d="M-335,54 C-335,54 -171,-58 -194,-3 C-217,52 -224.1199951171875,73.552001953125 -127,11 C-68,-27 -137,50 -33,42 C31.43899917602539,37.042999267578125 147.14700317382812,-29.308000564575195 335,2" stroke="#2CBF00" pathLength="1" stroke-width="20" fill="none"/></svg></em> della Cura</strong></h2>
</div>
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	</div>
	</div> 
</div></div>
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	</div> 
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	<p style="font-weight: 400;">In questi mesi il mondo sembra attraversato da tensioni e conflitti. Le notizie parlano di escalation, strategie, fronti contrapposti. Poi c’è un’altra guerra. Silenziosa. Quotidiana. Molto più vicina. È la guerra delle liste d’attesa. Non fa rumore, ma consuma energie. Non lascia macerie visibili, ma crea ritardi, rinunce, solitudini. E si combatte con un’arma strana, invisibile: <span style="color: #2cbf00;"><strong>IL TEMPO</strong></span>.</p>
</div>




			</div> 
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Quando il Tempo Diventa una Barriera</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Nel mio lavoro di endocrinologo incontro ogni giorno persone con diabete, obesità, malattie tiroidee. La storia è spesso la stessa. Una richiesta. Una prenotazione. Una data lontana.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sei mesi. Otto mesi. A volte un anno. Per chi vive con una malattia cronica, questo tempo non è neutro. È un tempo che pesa. Un tempo che rallenta la cura. A volte, un tempo che scoraggia.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Perché Succede</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">La medicina ha fatto passi straordinari. Diagnosi più precise. Terapie più efficaci. Vita più lunga. Ma ogni progresso porta con sé una domanda più grande.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>E il Sistema si Trova a Fare i Conti con:</strong></span></h3>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>meno personale di quanto servirebbe</li>
<li>pensionamenti difficili da sostituire</li>
<li>risorse limitate</li>
<li>una popolazione più anziana e più complessa</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">È come avere un’autostrada sempre più trafficata… con lo stesso numero di corsie.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il Rischio più Grande</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Quando l’attesa si allunga, succede qualcosa di silenzioso, ma pericoloso. Qualcuno rimanda. Qualcuno rinuncia. Qualcuno si arrangia.</p>
<p style="font-weight: 400;">E piano piano si crea una frattura:<br />
chi può accelera nel privato, chi non può resta fermo. E questo va contro l’idea più bella della nostra sanità: curare tutti, non solo chi può permetterselo.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Organizzare Meglio</strong>,</span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Non solo fare di più. La risposta non è solo “fare più visite”.<br />
È fare meglio il percorso. Servono ambulatori che funzionino come una squadra, non come stanze isolate. Percorsi diagnostico-terapeutici integrati tra ospedale e territorio.<br />
Medici di famiglia e specialisti che parlano la stessa lingua.<br />
Priorità date con criterio; e soprattutto: meno burocrazia inutile, più tempo per la cura vera.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché ogni minuto perso in carta è un minuto tolto al paziente.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Dietro le Cure ci Sono Persone</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">C’è però una verità che ho imparato negli anni, anche nel mio ruolo di Direttore Sanitario a Villa Berica e Villa Garda. La sanità non si costruisce con i muri, né con le macchine.</p>
<p style="font-weight: 400;">La sanità si costruisce con le persone. Medici, infermieri, operatori tecnici, personale amministrativo.<br />
Professionisti che ogni giorno tengono in piedi un sistema complesso, spesso sotto pressione. Se vogliamo davvero ridurre le liste d’attesa, dobbiamo partire da qui:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>motivare le persone</li>
<li>riconoscere il loro valore</li>
<li>pagarle in modo adeguato</li>
<li>metterle nelle condizioni di lavorare con serenità</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Perché un operatore stanco, frustrato o schiacciato dalla logica del numero, non può fare buona medicina. E una Direzione attenta non è quella che guarda solo il budget.</p>
<p style="font-weight: 400;">È quella che <span style="color: #2cbf00;"><strong>rispetta il lavoro delle persone </strong></span>e ricorda che chi cura non è una macchina da prestazione.</p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Un Tassello Spesso Dimenticato</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Il paziente; c’è poi un punto delicato, ma fondamentale. E va detto con rispetto, ma anche con chiarezza. La sanità è un sistema condiviso. Anche il comportamento dei pazienti può fare la differenza.</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>Ricordarsi gli appuntamenti</li>
<li>Disdire quando non si può andare</li>
<li>Programmare per tempo i controlli</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Sono gesti piccoli, ma preziosi.  Questa è la vera <span style="color: #2cbf00;"><strong><em>health literacy</em></strong></span>: alfabetizzazione sanitaria cioè non solo conoscere la malattia, ma saper usare bene il sistema sanitario. Perché ogni appuntamento “perso” è un’occasione tolta a qualcun altro. E, a volte, anche a noi stessi.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Il Valore Della Relazione</strong></span></h3>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">In questo scenario, il rapporto medico-paziente diventa ancora più importante.</li>
<li style="font-weight: 400;">Spiegare.  Guidare. Scegliere insieme cosa è davvero necessario.</li>
<li style="font-weight: 400;">Non tutto serve subito.  Non tutto serve sempre. Ma tutto deve avere un senso.</li>
<li style="font-weight: 400;">La medicina non è solo tecnica. È fiducia organizzata.</li>
</ul>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
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	<h2 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Difendere una Conquista</strong></span></h2>
<p style="font-weight: 400;">Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è una conquista straordinaria. Imperfetta, sì. Ma preziosa. Va migliorato, sostenuto, ripensato. Ma soprattutto va difeso nel suo spirito più profondo: non lasciare indietro nessuno.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #2cbf00;"><strong>Una Guerra che Possiamo Vincere</strong></span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Questa guerra non si combatte con grandi gesti eroici. Si combatte con scelte quotidiane:<br />
organizzazione migliore, collaborazione reale, responsabilità condivisa. Perché la medicina funziona davvero quando arriva al momento giusto.</p>
<p style="font-weight: 400;">E quando il tempo smette di essere un nemico e torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: un alleato della cura.</p>
<p style="font-weight: 400;">La trilogia termina alla prossima puntata<strong>: <span style="color: #2cbf00;">Il tempo della Medicina (sottratto dalla burocrazia)</span></strong></p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://robertomingardi.com/la-guerra-silenziosa-delle-liste-dattesa/">La Guerra Silenziosa delle Liste d’Attesa</a> proviene da <a href="https://robertomingardi.com">Dottor Roberto Mingardi</a>.</p>
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